Un’infezione particolarmente insidiosa per chi non è vaccinato, a causa di una potente tossina. Il focolaio di difterite a Palermo, costato la vita a una bimba di 4 anni, ha acceso i riflettori su questa malattia batterica che all’inizio può manifestarsi in modo subdolo, come una tonsillite. Ma come funziona l’antidoto? “La difterite si cura con antibiotici e un farmaco, l’antitossina (Dat, Siero Antidifterico o Diphtheria Antitoxin): si tratta di un derivato da siero equino, che neutralizza solo la tossina circolante, quella che non è ancora penetrata all’interno delle cellule”. A spiegarlo a LaSalute di LaPresse è Riccardo Giossi, membro della Società Italiana di Tossicologia Sitox e dirigente medico presso il Centro Antiveleni e Farmacologia Clinica del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano.
Il siero dai cavalli importato dall’estero
Come si ottiene l’antitossina? “I cavalli vengono immunizzati con la tossina difterica, poi il siero viene prelevato e purificato: si ottengono così degli anticorpi che vanno a legare la tossina della difterite. In realtà nel farmaco ci sono frammenti anticorpali, che una volta somministrati fanno sì che la tossina non vada a legarsi alle nostre cellule”, chiarisce Giossi.
A produrre questo siero sono diverse ditte: “Viene importato dall’estero, anche perché in Italia la difterite è quasi inesistente: l’ultimo caso autoctono risaliva al ’96. Oltre ad alcuni ospedali italiani, l’antitossina si trova presso il Centro di antiveleni di Pavia, che lo invia in caso di necessità alle strutture del territorio nazionale”, dice ancora il tossicologo Sitox.
La somministrazione
Ma come viene somministrata l’antitossina? “La modalità di somministrazione è generalmente endovenosa, anche se documenti Oms di alcuni anni fa supportavano l’uso della somministrazione intramuscolare nei casi lievi”. L’obiettivo è intervenire prima dell’ingresso della tossina nella cellula: altrimenti si innesca un meccanismo molto insidioso.
Dalle pseudomembrane all’ingrossamento del collo (il ‘collo taurino’) “i sintomi diventano più caratteristici man mano che la patologia va avanti. Da quella che all’inizio può sembrare una tonsillite, la malattia progredisce – complice la tossina circolante – e, oltre a mucose e respiro, può danneggiare anche gli altri organi”.
Gli effetti collaterali dell’antitossina e rischi della difterite
Quali sono i potenziali effetti collaterali dell’antitossina? “Una reazione allergica immediata o, dopo alcune settimane, una reazione immunomediata, la cosiddetta malattia da siero. Si tratta di fenomeni molto rari e che non si possono prevedere, ma che comportano il fatto che la somministrazione vada fatta in un ambiente controllato, ma in ogni caso l’utilizzo dell’antitossina risulta avere benefici nettamente superiori ai rischi degli effetti collaterali”.
Di che parliamo? “La riduzione del rischio di mortalità è attorno al 75%, il che vuol dire che non si ha una riduzione assoluta con l’antidoto”. Qual è la differenza con il vaccino? “In questo caso si riducono sia il rischio di contrarre la difterite, che quello di complicanze gravi e di mortalità. Il vaccino riduce il rischio della malattia, facendola sostanzialmente scomparire nella popolazione vaccinata. Con la terapia, che consiste in antibiotici per uccidere il batterio e nell’antitossina specifica, il rischio di morte si riduce, ma non si azzera”, chiarisce il tossicologo.
La difterite si cura ma il nodo è nell’efficacia delle terapie
“Insomma, la difterite si cura ma le terapie non hanno un’efficacia assoluta. Nel caso del vaccino noi abbiamo la possibilità di proteggerci rispetto al batterio. Tra l’altro, ricordo che quando un bambino nasce da una mamma vaccinata, ha gli anticorpi trasmessi dalla madre e, dunque, nei primi mesi è protetto. Dopodiché la sua immunità va a decadere: se viene infettato da un batterio che produce la tossina, può sviluppare la difterite”, conclude Giossi.


