Domenica la Giornata dell'Epatite C: la cura c'è, si lavora all'eliminazione del virus
Domenica la Giornata dell'Epatite C: la cura c'è, si lavora all'eliminazione del virus

I risultati della ricerca scientifica hanno prodotto terapie in grado di eradicare il virus in tempi rapidi e senza effetti collaterali. Curate già 185mila persone

Epatite C: la cura c'è e si può guarire. Di strategie per andare verso l'eliminazione del virus si discute domani, nella Giornata dedicata alla malattia. I risultati della ricerca scientifica hanno prodotto terapie in grado di eradicare il virus dell'Epatite C in tempi rapidi e senza effetti collaterali. "Abbiamo curato tantissime persone. Ora dobbiamo porci l'obiettivo di curare l'intero paese", sostiene Massimo Galli, Presidente Simit (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali). Il percorso è sicuramente complicato, ma far emergere il sommerso e curare più persone possibili vuol dire ridurre in maniera sostanziale la circolazione del virus, fino a minimizzarne l'ulteriore diffusione. Virtualmente, cancellarlo dal Paese. Il risultato già ottenuto è rilevantissimo: 185mila persone, di cui il 97-98% è perfettamente guarito dal virus, sono già state curate. Siamo al secondo posto tra i paesi industrializzati per numero di trattamenti eseguiti, dopo gli Stati Uniti, una nazione ben più popolosa della nostra".

"La guarigione garantita dalle nuove terapie per l'hcv implica che il paziente torni sano: è uno dei pochi casi in medicina in cui si guarisce da una malattia cronica - evidenzia Alessio Aghemo, membro del Comitato Coordinatore Aisf (Associazione Italiana per lo Studio del fegato) - I pazienti presenti nei nostri centri sono stati trattati, ma resta una quota che non afferisce ai centri e non è seguita. Queste persone pur malate non possono accedere alla terapia: è su di loro che dobbiamo lavorare, aumentando il tasso di diagnosi e accelerando il percorso dalla diagnosi al trattamento".

Per vincere l'Epatite C occorre far emergere il "sommerso": bisogna innanzi a tutto fare in modo che le persone si interroghino sulla possibilità o meno di aver potuto incontrare il virus e sulla opportunità di accertare il proprio stato, anche attraverso campagne come quella proposta da SIMIT. Per l'emersione del sommerso è però necessario che si provveda alla chiamata attiva per anno di nascita delle persone sopra i 50 anni d'età. Vari possibili modelli, di cui è già stato calcolato il rapporto tra costo e vantaggio per il sistema, possono trovare applicazione nelle diverse aree del paese. È inoltre necessario provvedere a interventi specifici in popolazioni chiave come i tossicodipendenti e i carcerati. Agli immigrati devono essere applicati gli stessi criteri d'accesso al test e alle cure riservati al resto ella popolazione, prestando particolare attenzione alle nazionalità provenienti da paesi ad alta endemia di hcv.

La ricerca del sommerso non è l'unica questione su cui gli specialisti premono per accelerare in vista dell'obiettivo dell'eliminazione del virus. La disponibilità in Italia di tre diversi trattamenti farmacologici ha consentito di scegliere ed utilizzare lo schema terapeutico più adatto a ciascun paziente. Ciò ha consentito il 3-4% in più di successi rispetto a paesi dove ai medici non è consentita la stessa possibilità di scegliere. Simit e AISF rivendicano di poter curare al meglio e non ritengono che il concetto di equivalenza farmacologica possa trovare applicazione in questo caso se non ad inaccettabile scapito della qualità delle cure.

"Noi specialisti di Simit e di Aisf siamo contrari all'applicazione alla cura di questa malattia del criterio della cosiddetta equivalenza, cioè alla restrizione della disponibilità gratuita per il cittadino con HCV di un solo farmaco o di un solo gruppo di farmaci, rispetto alle tre alternative che abbiamo oggi. Usufruendo di tutte queste tre possibilità a disposizione siamo arrivati ultimamente al 99% di successi; quasi il 5% in più rispetto a paesi che impongono restrizioni nella scelta. Ciascuno degli schemi terapeutici disponibili si adatta meglio a pazienti diversi e diversamente complessi. Il clinico deve poter scegliere al meglio tra le diverse opportunità da cui il paziente può trarre vantaggio".

Evidenziati altri due punti-chiave per favorire il raggiungimento di questo ambizioso obiettivo. È opportuno che il fondo per i farmaci innovativi venga prorogato per un triennio, con minori aggiustamenti dei criteri di accesso al trattamento, volti a facilitarne l'estensione. È poi necessario che il test per HCV sia gratuito e facilmente accessibile in tutte le Regioni (come già accade per il test per hiv).

In occasione della Giornata Mondiale delle Epatiti che cade il 28 luglio, istituzioni, specialisti, economisti, servizio pubblico, mondo dell'impresa si sono ritrovati per una conferenza stampa di lancio della Campagna Sociale per l'eliminazione dell'Epatite C al Senato della Repubblica, presso la Sala Caduti Nassirya di Palazzo Madama. Per l'occasione, presentato anche lo spot di sensibilizzazione sull'hcv: patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute,  è già in onda su tutti i canali radio e tv della Rai, su Rai Social e Rai web. Tra i partner presenti all'evento anche Ferrovie dello Stato Italiane, che ha aderito alla campagna e contribuirà ad amplificarne il messaggio diffondendo lo spot attraverso i propri canali, e Farma Magazine, la voce delle farmacie in Italia, che ha dedicato alla campagna la copertina e un ampio articolo nel suo organo di stampa disponibile in oltre 1 milione di copie presso 17mila farmacie in Italia.

"Bisogna stanare il sommerso facendo conoscere questa patologia attraverso campagne di informazione supportate dalla politica - sottolinea Pierpaolo Sileri, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato. - Conoscendo il sommerso si riduce la trasmissione della malattia e si può debellare la malattia, con grandi vantaggi sotto diversi aspetti: dal punto di vista clinico si eviterebbero trattamenti complicati, come trapianti o interventi chirurgici per epatocarcinoma; ma ci sarebbe anche un risparmio che garantirebbe di reinvestire i fondi nel Sistema Sanitario Nazionale".
 

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