Coronavirus, sorella infermiera morta: "Era un capitano, non ha mai abbandonato la nave"
Coronavirus, sorella infermiera morta: "Era un capitano, non ha mai abbandonato la nave"

Lidia Liotta lavorava in una residenza per anziani in provincia di Bergamo, ma dopo oltre un mese di agonia per via del virus si è spenta a soli 55 anni

Diceva che il capitano non abbandona mai la nave e infatti lei non ha voluto lasciare i suoi pazienti o come li chiamava lei, "le sue nonnine". Lidia Liotta lavorava come infermiera caposala nella residenza per anziani Villa Serena di Predore in provincia di Bergamo, ma dopo oltre un mese di agonia per via del virus si è spenta a soli 55 anni. E' una delle ultime vittime tra il personale medico sanitario portata via dal Coronavirus: i medici morti sono 129, 31 gli infermieri tra gli oltre 8600 contagiati, un triste elenco che ogni giorno si aggrava. Sua sorella Giusi ieri è riuscita a salutarla per l'ultima volta e al telefono con LaPresse la ricorda così: " Lidia era come un sole, migliorava le persone che incontrava, era dolce con tutti".

La donna, originaria di Sciacca, in provincia di Agrigento, inizia a stare male i primi giorni di marzo. "Io l'ho vista l'ultima volta il 26 febbraio - continua - era preoccupata perché c'erano delle pazienti che avevano febbre alta e la tosse, io stessa mi sono allarmata e le ho suggerito di mettersi in malattia. Mi ha risposto che il capitano non abbandona mai la nave".

Poco dopo, Lidia lamenta i primi dolori alle ossa e qualche linea di febbre. "Ha preso qualche giorno di malattia, ma siccome nella casa di riposo il personale erano in sotto organico, è rientrata nonostante non stesse ancora bene. Quella mattina è entrata a lavoro alle 7 ed è uscita alle 20.30 di sera". Una volta tornata a casa la situazione però si aggrava, la febbre aumenta e Lidia chiama l'ambulanza: viene ricoverata alla clinica di Ome, in provincia di Brescia. "E' stata prima intubata, poi sottoposta a dialisi: ha lottato per venti giorni, sembrava quasi ce la potesse fare perché la polmonite stava migliorando, ma poi il virus non le ha provocato una grave lesione ischemica emorragica e nel giro di pochi giorni è morta". Secondo Giusi c'è stata una sottovalutazione da parte della struttura. "Non ci sono state disposizioni in merito all'epidemia, dicevano che era un'influenza. Nessuno si è posto il problema del perché gli anzini e gli operatori sanitari stessero male, a nessuno è stato fatto il tampone, né al personale medico sanitario, né agli ospiti nonostante sia il direttore sanitario, sia il direttore amministrativo sapessero che c'erano casi sospetti. Dormire con una coscienza così, se qualcuno sapeva, è orribile". Ora la donna chiede solo di potere piangere Lidia. "Questo è il tempo del dolore, non ho niente da chiedere perché tanto mia sorella non mi sarà mai più ridata indietro."

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