Nella bergamasca oltre il 30% della popolazione contagiata, il timore di Giorgio Gori - INTERVISTA
Nella bergamasca oltre il 30% della popolazione contagiata, il timore di Giorgio Gori - INTERVISTA

Il Sindaco di Bergamo dettaglia a LaPresse le sue stime, timori e speranze 

 A Bergamo i positivi al Covid-19 sarebbero oltre il 30% della popolazione. Dati molto diversi rispetto a quelli stimati. E' il timore del sindaco di Bergamo Giorgio Gori che ha dettagliato i suoi calcoli in un'intervista a LaPresse

DOMANDA. In base a questa stima, con il 30% della popolazione contagiata,  si tratterebbe di oltre 330mila positivi nella bergamasca. Quale è il trend?
RISPOSTA. Ci pare di vedere un miglioramento negli ultimi giorni. I contagi e i decessi crescono ancora, ma meno che la scorsa settimana.
I dati ufficiali aggiornati a martedì segnalano circa 200 decessi in città dovuti al Coronavirus. Dalla nostra anagrafe risultano, dal confronto con la media degli anni precedenti, che siano quasi il triplo. Conoscere i veri decessi (da coronavirus, ndr) oggi è l'unico modo per stimare la reale dimensione del contagi.

D. Che pensa dei tamponi a tappeto?
R. Abbiamo chiesto di fare i tamponi ai sintomatici, come prescrivono l'ISS e il Ministero della Salute, non i tamponi "a tappeto". Peraltro non saremmo in grado di farli, né avrebbero a questo punto un senso, vista la diffusione dell'epidemia. Tamponi ai sintomatici e, se positivi, ai loro familiari e contatti recenti: questo serve.
Purtroppo la Lombardia non sta facendo neanche questo. E' ferma a meno di 5mila tamponi al giorno, e li limita a coloro che arrivano in ospedali in gravi condizioni. Da parte della Regione si sostiene manchino kit e reagenti. Ma in Veneto il presidente Zaia afferma che già se ne fanno 13mila al giorno per arrivare a 20 mila.

D. Dopo la presentazione dell' ospedale Covid in Fiera di Milano e la polemica sulle distanze di sicurezza fra i partecipanti, è pronto quello da campo della sua città. Voi che farete?
R. Entro giovedì sarà finito anche il nostro ospedale da campo, costruito in dieci giorni da Alpini e volontari. Visto quel che è accaduto in Fiera Milano propongo di non fare alcuna inaugurazione. Ma solo la consegna e la benedizione. Con un grazie enorme a chi ci ha lavorato, tutti quanti: sono stati fantastici. Una cosa simile poteva succedere solo in una città come la nostra: questi sono i bergamaschi.

D. Quale è la situazione negli ospedali?
R. La situazione nei nostri ospedali resta molto critica anche se si segnala una minor pressione sui pronto soccorso. Ci sono migliaia di persone con polmonite nelle loro case, difficili da assistere. Nel frattempo sono arrivati alcuni rinforzi, ma dovremmo avere almeno il doppio delle unità speciali per le visite a domicilio, mancano i medici e le protezioni. E ancora di più gli infermieri.

D. Bergamo è stato un epicentro. Ci sono state sottovalutazioni all'inizio?

R. Personalmente ritengo di aver sottovalutato la gravità del fenomeno quando, intorno al 25 febbraio, mentre la Lombardia era già "zona gialla", ho ritenuto come altri di invitare i miei concittadini a rispettare le regole, ad essere prudenti, ma a fare anche una "vita normale". Lo stesso in quei giorni dicevano anche molti esperti ma, col senno di poi, è chiaro che stavamo sbagliando, noi come gli esperti. Considero poi un errore - sempre col senno di poi - la mancata istituzione della zona rossa in ValSeriana, a pochi chilometri dalla mia città. Ma in quel caso non fu certo una mia decisione. Anzi, fui tra quelli che la chiesero con forza. Ma né la Regione né il Governo la istituirono.

D. Cosa spera a emergenza finita?
R. I bergamaschi stanno affrontando una prova durissima. Ma siamo gente solida, abituata a stringere i denti a rialzarsi. Appena sarà possibile, sapremo trasformare il dolore in energia e capacità di lavoro, per ricostruire ciò che in poche settimane è andato distrutto.
Dopo l'emergenza sanitaria ci dovremo occupare di quella sociale ed economica. Per questo abbiamo creato un Fondo di Mutuo Soccorso che abbiamo già cominciato ad alimentare. Poi mi piacerebbe vedere questa città di nuovo al lavoro, per ripartire e rifiorire. Non so quanto ci vorrà ma ci riusciremo.

D. L'Europa darà risposte?

R. Oggi servono rinforzi sanitari, domani serviranno rinforzi economici. Confido che già nel decreto di aprile il governo concretizzi un'attenzione particolare per i territori più colpiti dall'epidemia, tra cui questa provincia. Serve un grande investimento solidale, che può realizzarsi con gli Eurobond. Nessuno si salva da solo: è tempo che sia compreso anche dagli Stati nazionali.
 

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