Il virologo Burioni: Stadi e scuole chiusi, va bloccato 80% casi infetti
Il virologo Burioni: Stadi e scuole chiusi, va bloccato 80% casi infetti

Giusto quanto tardivo chiudere scuole e stadi 

 In piena emergenza da Coronavirus il professor Roberto Burioni scatta una polaroid della situazione in cui versa l'Italia. E mette in guardia: in troppi hanno sottovalutato "quanto è grave il pericolo". Scuole chiuse e partite di calcio a porte chiuse, due fra le misure urgenti consigliate dal professore in un'intervista a LaPresse in cui il virologo confida anche come mai si sarebbe aspettato di venire attaccato per il suo ultimo libro 'Virus, la grande sfida', pubblicato in questi giorni.


DOMANDA L'ha stupita il silenzio della comunità scientifica a fine gennaio, quando soltanto lei ha messo in guardia dal pericolo imminente?
RISPOSTA Io mi sono stupito che alcuni esperti abbiano diffuso dati troppo tranquillizzanti e senza fondamento. Troppi scienziati hanno la tendenza a restare chiusi in laboratorio e a non preoccuparsi di quanto accade nel mondo. Io non sono fatto così, penso che proprio per il mio ruolo ho il preciso dovere di impegnarmi e di diffondere l'informazione corretta.


D. Lei promuove l'impegno attivo anche degli scienziati...

R. Sì, ma è un impegno che porta rogna delle volte. Come si è visto per il mio libro. Ho lavorato giorno e notte per scriverlo in tempo. La prossima volta ci penso due volte a scrivere qualcosa nel corso di un'emergenza. Mai mi sarei aspettato un attacco simile.


D. Restare a casa e limitare incontri, come fanno le madri di neonati e i genitori in generale a rispettare queste regole?
R. Lo Stato deve mettere in grado le madri di rispettare le misure precauzionali. Meglio chiudere le scuole. Le persone devono stare isolate o almeno a un metro di distanza. I lavoratori devono operare in un ambiente salubre, se il datore di lavoro non rispetta queste regole ci si può infettare. Non bisognerebbe prendere la metro o i mezzi pubblici affollati altrimenti si accetta il rischio di infettarsi e di infettare anche i propri figli. Bisogna stare a casa.


D. La percezione del rischio per il contagio varia tra chi sopravvaluta e chi sottovaluta. A suo giudizio, qual è il rischio reale?
R. Le notizie di questi giorni chiudono la questione. Ci sono migliaia di nuovi casi di contagio. Forse non abbiamo fatto capire alla gente quanto è grave il pericolo. Ora l'obiettivo è fare di tutto per limitarne la diffusione.


D. Il problema è la gravità della malattia o la carenza delle strutture adeguate negli ospedali?
R. Il virus si diffonde con facilità e ad ampio raggio, ma manda in rianimazione il 5% dei casi. Non solo l'Italia non è preparata, ma tutti i Paesi non lo sono. Dobbiamo rallentare la diffusione, questa è la priorità.


D. Faccia due esempi di misure che andrebbero prese.

R. Primo, è giusto chiudere le scuole ovunque ci siano dei casi infetti. E vediamo che ne stanno registrando in tutta Italia. Secondo, le partite di calcio vanno fatte a porte chiuse. Sono stupito che se ne discuta ancora. Per poter uscire dall'epidemia dobbiamo bloccare l'80% dei casi infetti. Vale a dire fare in modo che un infetto contagi meno di una persona. Al momento la percentuale si attesta sulle due persone contagiate a singolo.

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