Coronavirus, il farmaco Avigan curerebbe i casi lievi di Covid-19? Tra fake e verità
Coronavirus, il farmaco Avigan curerebbe i casi lievi di Covid-19? Tra fake e verità

A scatenare il Web il video su Facebook del 41enne Cristiano Aresu: l'antinfluenzale sarebbe efficace su pazienti con sintomi moderati e inefficace con quelli gravi
 

La ricerca di un farmaco contro il coronavirus che sta mietendo migliaia di vittime in Italia e non solo riempie il dibattito di questi giorni, specie sui social network. Dopo le fantomatiche capacità di un prodotto russo, l'Abidol, ora a tenere banco sono le capacità curative dell'antifluenzale Avigan. A farlo balzare su tutti i giornali e sui siti è stato il 41enne Cristiano Aresu,  laureato in Farmacia e spesso in Giappone, che con una diretta video su Facebook proprio dal Sol Levante ha parlato dei benefici del farmaco. Tali da poter permettere ai giapponesi di tornare tranquillamente in strada, anche senza mascherine, nonostante la pandemia in atto.

Si accende dunque il dibattito sulle effettive capacità del prodotto, come già accaduto per il Tocilizumab, il farmaco contro l'artrite al centro delle polemiche negli scorsi giorni (VIDEO)

Vediamo di cosa si tratta. Noto anche come Favipiravir, l'Avigan era già stato utilizzato nel 2015 presso l'ospedale Spallanzani di Roma come un possibile trattamento , quindi via sperimentale, contro il virus dell'Ebola. Negli scorsi giorni delle sue proprietà si è occupato il Guardian che in un articolo ha riportato il parere Zhang Xinmin, un dirigente del ministero cinese di Scienza e Tecnologia. Il farmaco, secondo quanto riportato dal quotidiano, sarebbe efficace contro il Coronavirus dopo alcuni test clinici condotti nelle zone  di Wuhan e Shenzhen. Avrebbe "negativizzato" i pazienti in quattro giorni. Una evidenza, come cita ancora il Guardian, visibile anche nei raggi ai polmoni, la cui condizione è migliorata dopo l'uso dell'Avigan. Fujifilm Toyama Chemical, l'azienda che lo produce, ha però evitato di commentare le dichiarazioni del dirigente cinese.

A commentarle ci hanno pensato alcune fonti giapponesi,  dopo che i medici nipponici stanno sperimentando il farmaco su pazienti con lievi e moderati sintomi. Una fonte del Ministero della Salute, citata dal quotidiano Mainichi Shimbun, sottolinea come l'Avigan non funzioni con pazienti che hanno sintomi gravi, quando il virus si è già moltiplicato.

La precisazione dell'AIFA: "Scarse evidenze scientifiche"

Sul caso è arrivata però la precisazione dell'Agenzia italiana del Farmaco: Favipiravir (nome commerciale Avigan) è un antivirale autorizzato in Giappone dal Marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci. Il medicinale non è autorizzato né in Europa, né negli USA.

Ad oggi, non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da COVID-19. Sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti), di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con COVID 19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir (anch’esso non autorizzato per il trattamento della malattia COVID-19), in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aerosol.

Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia. Gli stessi autori riportano come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti.

La Commissione Tecnico-Scientifica di AIFA, riunita in seduta permanente, rivaluta quotidianamente tutte le evidenze che si rendono disponibili al fine di poter intraprendere ogni azione (inclusa l’autorizzazione rapida alla conduzione di studi clinici) per poter assicurare tempestivamente le migliori opzioni terapeutiche per il COVID-19 sulla base di solidi dati scientifici. In particolare, nella seduta di lunedì 23 marzo, la Commissione si esprimerà in modo più approfondito rispetto alle evidenze disponibili per il medicinale favipiravir.

Scetticismo era del resto già stato espresso da parte di alcuni virologi italiani, non ultimo Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all'Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano: "Il farmaco russo, il preparato giapponese, la vitamina C, la pericolosità dell'ibuprofen, i proclami sugli ACE inibitori che i somari scrivono ECA hanno una cosa in comune: sono tutte scemenze" ha scritto sulla sua pagina Facebook.

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