Se ormai le protesi al seno sono evolute, “spesso si dimentica che questi dispositivi non durano per sempre. Ce lo dicono le statistiche del ministero della Salute: se si mettono le protesi a 25 anni, in media fino agli 80 occorrerà reintervenire sei volte”. A precisarlo a LaSalute di LaPresse è Pietro Berrino, che assume l’incarico di presidente della Sicpre (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica) dal 74.mo congresso nazionale in corso a Bari.
Qualche numero sulle protesi al seno in Italia
Ma quante sono le italiane con protesi al seno? Questa volta un aiuto arriva dai registri: stando al Rapporto 2025 del Registro nazionale degli Impianti protesici mammari – che raccoglie i dati dal 1 agosto 2023 al 31 dicembre 2025 – sono stati 68.776 gli interventi realizzati in due anni e mezzo da 1.672 chirurghi.
Ogni 10 anni un intervento
“Se l’intervento al seno è di tipo estetico, ogni 10 anni circa le pazienti si rioperano. Queste sono le statistiche del ministero e vanno conosciute”, sottolinea Berrino. Insomma, la protesi al seno non è per sempre. In questo campo, comunque, negli anni non sono mancate le innovazioni.
“Nel caso, in particolare, degli interventi ricostruttivi dopo un tumore, oggi esistono materiali che servono a proiettare il capezzolo, rimosso o ridotto, all’esterno, per un risultato più naturale. In chirurgia plastica estetica, invece, la protesi, aumentando il volume sottostante, risolve eventuali problemi di questo tipo”, dice lo specialista.

Protesi al seno: gli effetti avversi più diffusi?
Perché allora le pazienti con protesi al seno tornano in sala operatoria? “A distanza di tempo il risultato si deteriora, il seno cambia forma, o la protesi si sposta. Le cause più frequenti dei reinterventi – continua Berrino – sono legate a una sorta di reazione dell’organismo, la contrattura capsulare, che ormai non necessariamente indurisce l’impianto, come avveniva in passato. Ma, a volte, semplicemente lo sposta: questo incide sul 15-20% delle revisioni”.
Poi ci sono le rotture delle protesi. “Questi dispositivi hanno un indice di rottura che è circa il 3% l’anno per protesi. Dunque il fenomeno è più frequente a distanza di tempo dal primo intervento. Le rotture delle protesi sono un’indicazione alla sostituzione dell’impianto”, conclude Berrino.


