Allarme infezioni ospedaliere: 7.800 morti l'anno, doppio di incidenti stradali

In Italia la probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero ospedaliero è del’6%

Un problema non immediatamente visibile ma molto concreto e purtroppo in peggioramento, come anche emerso dagli ultimi fatti di cronaca. Secondo i dati riportati dal Centro Europeo Malattie Infettive, durante la giornata mondiale sulla consapevolezza degli antibiotici del 18 novembre, ogni anno sono circa 33 mila nell’Unione europea le persone che muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, la maggior parte contratte in Ospedale, di cui circa un terzo solo nel nostro Paese.

In Italia si stimano circa 7.800 casi di decessi all'anno pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. Da un'altra prospettiva l'impatto è devastante se si considera che rappresentano un rischio fatale quanto la somma delle maggiori malattie infettive messe insieme: influenza, tubercolosi e HIV.

Ma quello che emerge in maniera altrettanto evidente dallo studio del Centro Europeo per le Malattie infettive è che oggi in Italia la probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero ospedaliero è del’6%, con 530 mila casi ogni anno: dati che pongono l'Italia all’ultimo posto tra tutti i Paesi in Europa.

Si tratta infatti di un allargamento della forbice dovuto all'aumento dei pazienti più 'fragili', con un'età superiore ai 65 anni, all'utilizzo di sistemi sempre più invasivi per l'organismo umano come cateteri o endoscopi che costituiscono veicoli di batteri, ma soprattutto alla scarsa adozione di strategie di prevenzione.

Per questo motivo è più che mai necessario aumentare la consapevolezza dei cittadini e sensibilizzare gli operatori sanitari sul tema della prevenzione e dell’antibiotico resistenza, affinché il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza 2017-2020, a cura di Ministero della Salute, entri a far parte definitivamente dei programmi condivisi e applicati da Regioni e Ospedali. Corrette pratiche di prevenzione, che passano da rinnovati e adeguati protocolli, potrebbero ridurre del 20-30% questo 'gap' nel percorso assistenziale, concorrendo a migliorare anche l’impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9 mila euro.

Questo risultato è raggiungibile attraverso l'adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi: dalla più nota pratica del lavaggio delle mani, al riscaldamento del paziente durante un'operazione chirurgica, all'uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all'accesso venoso attraverso il catetere.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata