Allarme dentisti: Con troppi antidepressivi a rischio salute orale
I medicinali inducono secchezza delle fauci che può produrre carie e infezioni

Troppi antidepressivi possono compromettere la salute orale. A lanciare l'allarme è Jacopo Gualtieri, odontoiatra di Lucca, membro dell'Eao (European Association for Osseointegration), specializzato in implantologia e rigenerazione ossea, in forza anche al reparto di odontostomatologia dell'Ospedale San Raffaele di Milano. Secondo diversi studi, infatti, l'uso di antidepressivi sarebbe collegato alla xerostomia, cioè alla secchezza delle fauci che, se non opportunamente trattata, può generare, secondo gli odontoiatri, alcuni inconvenienti come carie diffusa, infezioni gengivali, alito cattivo e infezioni batteriche.

"Molti dei miei pazienti usano in media più medicine di qualche anno fa - spiega Gualtieri - ed è altrettanto evidente l'aumento dei casi di coloro che assumono antidepressivi. In questi casi suggerisco sempre una maggiore attenzione all'igiene orale, soprattutto a causa della sindrome della 'bocca secca', uno dei principali effetti collaterali di questi farmaci. Una eventualità, quest'ultima, in grado di moltiplicare la carica batterica orale e, di conseguenza, l'insorgenza di diverse problematiche, come infezioni gengivali e carie, che è possibile contrastare bevendo più acqua, attraverso una maggiore igiene orale - sia spazzolamento che filo interdentale - e programmando più visite di controllo durante l'anno".

"Prima di intervenire su qualsiasi paziente - continua Gualtieri - bisogna informarsi sulle medicine utilizzate per limitare le possibili interazioni con altri farmaci. In caso di uso di antidepressivi, inoltre, vanno valutati preventivamente sia i problemi che questi possono causare a denti e gengive, come bocca secca, bruxismo, sanguinamento delle gengive e problemi di salivazione, che le possibili interazioni con le ossa su cui andranno inseriti gli impianti, cercando in ogni caso di trovare la soluzione più adatta per salvaguardare la salute del paziente".

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