Aggressioni a operatori sanitari. Tremila casi nel 2018 in Italia

La Croce Rossa lancia la campagna "Non sono un bersaglio". Un convegno internazionale. La rabbia sociale contro medici e infermieri e, soprattutto contro il personale delle ambulanze

Cresce  spaventosamente il numero delle aggressioni agli operatori sanitari. Sono tremila i casi documentati in Italia nel 2018. Il dato è stato fornito dalla Croce Rossa Italiana che ha lanciato oggi (con un convegno a Roma) la campagna 'Non sono un bersaglio. Il personale sanitario a rischio. Prospettive nazionali e internazionali'.

La prima sessione internazionale è stata animata dagli interventi di Els Debuf, vicecapo di delegazione del comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), delegazione regionale a Parigi; Younis Kathib, presidente della Mezzaluna Rossa palestinese; Raquel Codesido, delegata medico del Cicr in Yemen. Tutti gli osservatori internazionali - si legge nella nota della Croce Rossa - hanno sottolineato come le violenze siano in aumento ogni giorno di più e come vengano percepite come normalità, una sorta di effetto collaterale della guerra. Una visione distorta da correggere. Per quanto riguarda la tavola rotonda nazionale, Alessandra Ceracchi, in rappresentanza di Maria Paola Corradi, direttore generale Ares 118, ha rimarcato la necessità di un cambiamento culturale che parta dalla comunicazione. Claudio Mare, direttore sanitario Areu, ha poi sottolineato che "si tratta di un problema in aumento ma non nuovo. L'operatore fa fatica a denunciare, l'utente non fa fatica ad accettare, perché considera quella medica una professione a rischio". Roberto Trucchi, presidente della confederazione nazionale delle Misericordie, ha detto che "non abbiamo una soluzione al problema, ma diversi possibili approcci ed è perciò molto importante partire dalla formazione. Ci troviamo in una società nella quale non ci si fida più di nessuno. Questo deve far riflettere: dobbiamo aumentare il dialogo e riuscire a confrontarci di più".

Presentati i primi dati (ancora parziali, ma indicativi) dell'Osservatorio Cri aperto poco più di un mese fa per raccogliere le denunce dei casi di aggressione di volontari e professionisti. Dai primi dati emerge che le aggressioni avvengono prevalentemente in strada, da parte di gruppi nella maggior parte dei casi e da parte di terzi, ovvero persone non coinvolte direttamente nella questione. Aggressori e vittime sono per la maggior parte uomini. Il servizio più colpito è quello del trasporto sanitario. Ha chiuso i lavori Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana e della federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. "Nelle aree di conflitto l'assenza dell'applicazione del diritto internazionale umanitario è un gravissimo danno ed è fondamentale un'azione a 360 gradi di tutto il movimento internazionale. Per quanto riguarda gli scenari nazionali, dobbiamo andare oltre la nostra campagna e far nascere, da questo momento, una mobilitazione a livello nazionale di tutti gli attori in causa e della società civile. Dobbiamo riscrivere insieme le regole del gioco attraverso un lavoro di squadra, ecco perché è importante oggi la presenza di Areu, Ares e Misericordie: assistiamo alla nascita di un percorso comune. Non dobbiamo essere ostaggio di questa rabbia sociale, dobbiamo riaffermare la neutralità di chi soccorre, secondo l'intuizione originaria di Henry Dunant, nostro padre fondatore. Perché umanità e neutralità sono due caratteristiche non negoziabili", ha dichiarato Rocca.

Dopo il saluto di Beatrice Covassi, alto rappresentante della commissione europea in Italia, che ha lodato l'iniziativa, è seguito quello del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vito Crimi: "La presidenza del Consiglio ha aderito immediatamente a questa meritevole iniziativa non solo di comunicazione, ma di mobilitazione a livello globale. Il soccorritore non può e non deve e diventare un bersaglio", ha dichiarato il sottosegretario. "Recenti preoccupanti trend dimostrano come il personale sanitario sia sempre più a rischio in Italia. Un tema che stiamo cercando di risolvere pragmaticamente, anche attraverso un disegno di legge sulla sicurezza degli operatori sanitari", ha detto il ministro della Salute, Giulia Grillo.

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