Dopo i primi rilevamenti in alcuni Paesi dell’Europa centro-occidentale, in allevamenti di mucche da latte delle province autonome di Trento e Bolzano e in bovini introdotti in Italia dalla Francia, il virus Shamonda è stato rilevato anche in Campania. La sua presenza è stata riscontrata in alcuni campioni provenienti da bovine e bufaline della provincia di Salerno. Ma di che si tratta e quanto dobbiamo preoccuparci? “Non c’è nessuna emergenza sanitaria, né evidenze di rischio per la salute umana. Ma deve proseguire il monitoraggio epidemiologico”. Parola dell’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi, che con LaSalute di LaPresse fa il punto sul virus Shav.
Un’emergenza sì, ma veterinaria
“Shamonda non è considerato un virus trasmissibile all’uomo e non sono emerse evidenze di un rischio per la salute umana associato al consumo di latte o carne provenienti da animali infetti”, dice Ciccozzi. “Quindi il problema diventa economico: Shav è sicuramente un’infezione emergente, attualmente non inclusa tra le malattie elencate dalla normativa dell’Unione europea e non soggetta, pertanto, a specifiche misure ufficiali di sorveglianza e controllo”, puntualizza.
Come si trasmette Shamonda
Il virus “appartiene al genere Orthobunyavirus e la sua trasmissione avviene principalmente attraverso insetti vettori del genere Culicoides, gli stessi piccoli ditteri coinvolti nella trasmissione di altri virus degli animali da allevamento. Al momento – precisa l’epidemiologo – non risultano evidenze di una significativa trasmissione diretta tra animali; è invece possibile una trasmissione verticale dalla madre al feto nelle specie bovina e bufalina”.
Tuttavia c’è un aspetto da considerare: “Trattandosi di un’infezione emergente in Europa, il quadro clinico ed epidemiologico non è ancora completamente definito e le conoscenze sulla diffusione del virus e sui suoi effetti nelle diverse popolazioni animali sono tuttora in evoluzione. Quindi il monitoraggio epidemiologico è essenziale”, conclude Ciccozzi.
La questione dei dati e il contributo della tecnologia
Dell’importanza dei dati per supportare decisioni mirate in sanità, Ciccozzi ha parlato nei giorni scorsi nel corso di un incontro alla Regione Lazio.
Un’occasione per presentare EmergInsight: una piattaforma – il cui nome è la crasi di “Emergency” e “Insight” – che punta a fornire ai medici strumenti di conoscenza immediata e predittiva, capaci di migliorare la gestione dei flussi, la qualità dell’assistenza e la pianificazione delle risorse.
Una novità realizzata con Sinforin e testata con successo da Massimo Ciccozzi e Francesco Branda, in collaborazione con colleghi di Università di Salerno, Policlinico San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, al pronto soccorso dell’ospedale salernitano.
Un progetto che, come ha spiegato Irene Colasanti di Sinforin, “può offrire tempo per organizzare meglio le risorse, valutare alternative e intervenire prima che una criticità diventi emergenza”. Criticità fra le quali “devono rientrare, in ottica One Health, anche le zoonosi”, chiosa Ciccozzi.


