Non sarà velocissimo il recupero di Albert Gudmundsson, l’attaccante della Lazio vittima di una lussazione della spalla dopo una rovinosa caduta il 26 settembre nella partita della sua nazionale con l’Estonia. Stando a quanto riferito da Formello, il giocatore islandese ha riportato la “lussazione dell’articolazione gleno-omerale, spontaneamente ridotta. Il giocatore completerà gli accertamenti e inizierà immediatamente il programma di recupero, con monitoraggio quotidiano”. Si è parlato di uno stop di una ventina di giorni, ma che cos’è l’infortunio di Gudmundsson e che cosa vuol dire davvero la nota della Lazio?
“Quando si sente parlare di lussazione gleno-omerale, significa che la testa dell’omero è letteralmente uscita dalla sua ‘scatola’ naturale, la cavità glenoidea della scapola”, spiega a LaSalute di LaPresse Andrea Bernetti, segretario generale Simfer e ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento, che per il ritorno in campo dell’attaccante stima 3-5 settimane
“Nei calciatori questo infortunio avviene quasi sempre per via di un evento traumatico acuto, come una caduta importante con il braccio esteso nel tentativo di attutire l’impatto col terreno, oppure un contrasto molto violento a velocità sostenuta”. È esattamente quello che è successo ad Albert Gudmundsson durante il recente impegno con la nazionale islandese.
Che cosa vuol dire riduzione spontanea
“Sembrerebbe tuttavia che la lussazione dell’attaccante si sia ‘spontaneamente ridotta’. Significa, in termini semplici, che la testa dell’omero è uscita dalla sua sede ma ci è rientrata spontaneamente, senza che i medici a bordo campo o in ospedale dovessero intervenire con manovre manuali per rimetterla a posto”, chiarisce Bernetti.
“Questo è indubbiamente un segnale positivo. Tuttavia, dopo la riduzione, specialmente in ambito sportivo lo staff sanitario e il giocatore si trovano invariabilmente di fronte a un bivio clinico decisivo, ovvero se scegliere la via conservativa oppure optare per l’intervento chirurgico”, prosegue lo specialista.
Come procedere dopo una lussazione
La decisione, dice Bernetti, “non è mai scontata, e dipende dall’entità dei danni articolari, ai legamenti o alle ossa, dall’età del giocatore, dal suo ruolo in campo e, soprattutto, dal rischio di eventuali ricadute future”. Ricordiamo che Gudmundsson ha 29 anni.
“L’approccio conservativo – chiarisce lo specialista – punta a far guarire e stabilizzare l’articolazione in modo naturale, senza intervento. È la strada che, stando alle comunicazioni della Lazio, sembra essere stata scelta per Gudmundsson, probabilmente grazie al fatto che la lussazione si sia ridotta spontaneamente e che i danni strutturali sembrerebbero essere contenuti. In questo caso dopo un iniziale periodo di riposo relativo, supportato da un tutore, il calciatore inizia un intenso e mirato programma di fisioterapia”.
Obiettivo, ridurre il dolore e favorire la guarigione tissutale oltre, in un secondo momento, rinforzare tutti i muscoli stabilizzatori che circondano e abbracciano la spalla.
I tempi necessari prima di tornare in campo
E qui veniamo a un tema chiave per squadre e tifosi: “I tempi per tornare a giocare si stima siano generalmente di circa 3-5 settimane. In questo lasso di tempo – ricorda Bernetti – il giocatore deve aver recuperato un arco di movimento completo e indolore, oltre a una forza muscolare e una stabilità sufficiente per sopportare i duri contrasti di gioco. In questo modo si rientra prima alla competizione, tuttavia – avverte Bernetti – il rischio principale di questa scelta è la recidiva. Infatti, negli atleti giovani e in chi pratica sport di contatto come il calcio, il rischio che la spalla ‘esca’ di nuovo in futuro è tendenzialmente alto”.
I legamenti interessati dal trauma originario, possono rimanere leggermente più lassi, rendendo l’articolazione meno stabile a lungo termine.
L’opzione chirurgica
C’è poi una seconda opzione. Se la risonanza magnetica evidenziasse danni importanti e non recuperabili alle strutture legamentose o piccole frammentazioni ossee, “l’opzione chirurgica diventerebbe quella principale. Tuttavia un intervento chirurgico significa fermarsi più a lungo, infatti il rientro in campo per le competizioni ufficiali richiede generalmente dai 3 ai 4 mesi”, segnala Bernetti.
Attualmente l’attaccante laziale avrebbe intrapreso la strada conservativa, puntando a un rientro rapido. “Tuttavia, come sempre accade in questi casi, la risposta della spalla ai carichi di lavoro durante la riabilitazione saranno il vero banco di prova per capire se la scelta per Gudmundsson è stata definitiva e vincente”, conclude Bernetti.

