Quello di Lorena Isceri, rapita, chiusa in un bagagliaio e gettata dal cavalcavia dal suo ex, è forse il più agghiacciante dei femminicidi che hanno scandito le cronache di questa estate 2026. Ma se i casi sono numerosi e drammatici, la sensazione è che il fenomeno sia in aumento, specie se si conclude con la morte dell’uomo. “Non ho statistiche alla mano, ma tendenzialmente sembra che in Italia il femminicidio con suicidio sia diventato più frequente: questa sta emergendo come una fattispecie da approfondire”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Maurizio Pompili, professore ordinario di Psichiatria presso la Sapienza Università di Roma e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma, alla vigilia della Giornata mondiale di prevenzione del suicidio.
Nel femminicidio al centro di tutto c’è la relazione
Pompili analizza da anni i fenomeni suicidari. “Ma il suicidio che riguarda il singolo è qualcosa di diverso rispetto all’omicidio-suicidio. Poi, quando si parla di femminicidio, la situazione diventa ancora più complessa, anche se l’esito finale è identico. Al centro – dice Pompili – c’è sempre l’aspetto relazionale, però nel suicidio parliamo di un dolore mentale insopportabile, dal quale non si vede via d’uscita. Diverso è il caso dell’omicidio-suicidio: entrano in gioco dinamiche come gelosia, rabbia, vendetta. Nel femminicidio al centro di tutto c’è la relazione”.
La sfida della prevenzione
Ma i femminicidi si possono prevenire? “Pensiamo a eventuali segnali d’allarme e a episodi sottovalutati. Questo è il problema: i segnali devono sempre spingere a chiedere aiuto ai Centri anti-violenza o ad allontanarsi da una relazione. L’importante – dice Pompili – è non lasciar diluire nel tempo queste problematiche. Qualsiasi cambiamento all’interno di una relazione che diventa fonte di sofferenza estrema deve portare a farsi delle domande”, risponde l’esperto.
“Ovvio che, nel femminicidio-suicidio, è più difficile fare una prevenzione come invece per il suicidio propriamente detto”. Quando a entrare in gioco è la coppia, la situazione diventa più complessa, conclude lo specialista. “A volte poi la sofferenza viene vissuta nel privato e le persone che soffrono si chiudono, o si aprono poco con gli altri”.


