Caldo e violenza, l’effetto amplificatore delle temperature elevate

Caldo e violenza, l’effetto amplificatore delle temperature elevate
Caldo e ondata di calore Foto: AP

Il caldo non è una causa diretta della violenza, ma può favorirne l’espressione o amplificarla. L’analisi di David Lazzari

La tragedia di Pietralata, l’omicidio-suicidio sul cavalcavia dell’A1, il duplice delitto con suicidio in famiglia a Finale Ligure: nell’estate 2026 del caldo record in Italia la cronaca riflette un’esplosione di aggressività. “Il caldo non è una causa diretta della violenza, ma può favorirne l’espressione o amplificarla, soprattutto quando esistono già fattori di rischio individuali, relazionali e sociali”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è David Lazzari, psicologo della salute presidente dell’Osservatorio Benessere Psicologico e Salute Benèpsys.

L’effetto stress da grande caldo

“Le temperature elevate costituiscono infatti uno stress aggiuntivo per l’organismo: possono aumentare irritabilità e affaticamento, peggiorare il sonno, ridurre la capacità di regolazione emotiva e favorire risposte più impulsive. In una persona equilibrata – spiega Lazzari – questo naturalmente non produce violenza. Ma in condizioni già caratterizzate da forte conflittualità, aggressività, abuso di alcol o sostanze, difficoltà nel controllo degli impulsi o tensioni relazionali, il caldo può contribuire ad abbassare ulteriormente la soglia di reazione”.

Cosa dice la scienza e i rischi per le donne

La letteratura scientifica, d’altra parte, mostra un’associazione significativa tra alte temperature e comportamenti violenti. “Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2024, che ha esaminato 83 studi, ha rilevato che un aumento di 10 °C della temperatura media nel breve periodo è associato mediamente a un incremento del 9% del rischio di reati violenti, con un intervallo di confidenza tra il 7 e il 12%”, ricorda lo psicologo. 

Un dato interessante riguarda la violenza di genere. “Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha esaminato 22 studi e in 20 ha riscontrato un’associazione tra temperature più elevate e maggiore segnalazione di violenza di genere, soprattutto violenza del partner e violenza sessuale. Gli autori parlano esplicitamente del caldo come possibile trigger, fattore di stress o amplificatore della violenza, soprattutto in contesti nei quali siano già presenti precarietà economica, condizioni abitative difficili o fragilità dei sistemi di protezione”, racconta Lazzari.

Il caldo e la responsabilità di chi fa violenza

Bisogna invece essere più prudenti quando si parla di omicidi. “Una meta-analisi del 2024, basata su 20 studi e 156 stime, ha concluso che, correggendo i risultati per il possibile bias di pubblicazione, non è possibile dimostrare un effetto significativo della temperatura sul tasso di omicidi”, chiarisce.

“Per questo eviterei di dire che il caldo provoca la violenza. È più corretto considerarlo un possibile moltiplicatore di stress. Se una persona, una relazione o un contesto sono già fortemente sotto pressione e dispongono di poche risorse di regolazione, un ulteriore carico fisico e psicologico può facilitare l’espressione dell’aggressività e, nei casi più critici, il passaggio all’azione. Questo vale anche nelle relazioni già caratterizzate da controllo, possessività e violenza: il caldo non crea quella dinamica e naturalmente non diminuisce in alcun modo la responsabilità di chi agisce la violenza, ma può contribuire ad esasperare condizioni preesistenti”.

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