Aria condizionata a scuola, 3 nodi in vista del ritorno in classe

Aria condizionata a scuola, 3 nodi in vista del ritorno in classe
Bambini a scuola Photo by: Arne Dedert/picture-alliance/dpa/AP Images

Nel dibattito sull’aria condizionata nelle scuole italiane entra anche la variabile raffreddore: l’analisi del pediatra Farnetani

L’aria condizionata “fa male a chi non ce l’ha. Anche negli ospedali dei Paesi a basso reddito non manca nelle sale operatorie e in terapia intensiva. Ma impegnare 20 milioni di euro, come ha detto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, per dotare le scuole italiane di aria condizionata presenta tre problemi: il primo è che abbiamo il 90% delle scuole italiane non in sicurezza: 36mila edifici su 40mila. La priorità allora mi sembra sia proprio questa”. A dirlo a LaPresse è il pediatra Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria della Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta.

L’aria condizionata “oltretutto non verrebbe usata tutto l’anno, ma fino ai primi di ottobre e poi a giugno. Dunque la spesa non sarebbe commisurata ai benefici”, aggiunge il pediatra, illustrando il secondo punto della sua lista.

Ecco perché Farnetani suggerisce di aprire le scuole il primo ottobre e chiuderle a giugno, “allungando le lezioni al pomeriggio: dalle 15 alle 17 – assicura – la memoria a lungo temine è al massimo, dunque sarebbe ideale concentrare le lezioni di storia, scienze e geografia in questo lasso di tempo”.

Insomma, aprire le scuole quando il caldo intenso è passato e riorganizzare le lezioni permetterebbe di favorire il benessere degli alunni e il loro apprendimento, “destinando le risorse alla messa in sicurezza degli edifici scolastici”, dice Farnetani.

Le parole di Valditara

“Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico”, ha annunciato il ministro.

“Questo intervento si inserisce nell’impegno del Ministero per sostenere concretamente le scuole e accompagnarle nell’affrontare le esigenze legate alla qualità degli ambienti in cui si svolgono le attività didattiche. Stiamo lavorando anche a un piano più ampio per l’efficientamento energetico nelle scuole. Ci aspettiamo, inoltre, che gli enti locali – Comuni, Province e Città metropolitane – nell’ambito delle rispettive competenze, facciano la loro parte contribuendo agli interventi necessari nelle scuole”.

Il boom di raffreddore e l’aria condizionata

Ma nel dibattito sull’aria condizionata nelle scuole italiane entra anche la variabile raffreddore. “La prima grande epidemia di raffreddore durante l’anno scolastico si verifica sempre 10 giorni dopo l’apertura della scuola. E questo indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. Il fatto è che la presenza di 20 milioni di persone a scuola favorisce la circolazione del virus”, spiega Farnetani.

“Ebbene, con l’arrivo dell’aria condizionata, il boom di raffreddore e malanni respiratori verrà di certo attribuito a questa novità. E questo anche se non è certo l’aria condizionata a farci ammalare“, conclude il pediatra.

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