Proteggere i giovanissimi dall’impatto di un’esposizione eccessiva a telefonini e tecnologia digitale. A fine agosto la portavoce del governo francese, Maud Bregeon, aveva annunciato il bando ai cellulari nei licei in vigore dall’inizio dell’anno scolastico. Una misura già adottata in Italia dal ministero dell’Istruzione, che per gli studenti del secondo ciclo dispone il divieto di utilizzo del cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica “e, più in generale, in orario scolastico”. Un problema “complesso, quello dei bambini e dei telefonini, ma ormai è evidente che dobbiamo imparare a gestire questa tecnologia nel modo più opportuno”. A ribadirlo a LaSalute di LaPresse è Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di pediatria.
Le preoccupazioni dei pediatri tra telefonini e tecnologia
“Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di evitare che venga introdotta troppo presto e che sottragga spazio a esperienze fondamentali per la crescita. Quanto ai tempi di permanenza sui social, occorrono sia un percorso di sensibilizzazione, sia regole chiare che consentano di ridurre l’influsso negativo dimostrato dagli studi sui bambini in età preadolescenziale e nell’adolescenza”, dice il pediatra.
Per Agostiniani è tempo di puntare i riflettori “su chi struttura gli algoritmi: perché va bene responsabilizzare i giovani e dare loro delle regole, ma è importante anche intervenire a monte, perché oggi questo è possibile, come ha evidenziato l’ultimo processo a Meta”. Insomma, le piattaforme social devono introdurre sistemi di tutela dei giovanissimi. Discorso diverso nel caso dei bimbi: per la Sip resta fondamentale evitare la ‘tata digitale’: niente smartphone, tablet e dispositivi digitali sotto i tre anni.
Non è solo una questione di tempo
“Non conta solo il tempo sugli schermi, ma anche cosa fanno gli adolescenti o i bambini. Perché sui telefonini è anche possibili trovare strategie per favorire l’apprendimento”, puntualizza l’esperto. Anche per questo la proposta di legge per la tutela dello sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale dei bambini – presentata a lunglio in Senato da Società italiana di pediatria e Fondazione Terres des Hommes Italia Ets – punta a introdurre linee guida nazionali sull’esposizione agli schermi dei bambini.
“Dobbiamo distinguere quello che succede al cervello dei bimbi molto piccoli e a quello degli adolescenti. Sappiamo infatti che c’è una relazione stretta tra il tempo davanti agli schermi dei piccolini e, ad esempio, il ritardo nello sviluppo del linguaggio”, ricorda il pediatra.
Intanto la proposta di legge va avanti: “È calendarizzata per settembre e l’auspicio è che veda presto la luce. Occorre sensibilizzare le famiglie fin dai corsi di preparazione alla nascita, per tutelare davvero e fin dall’inizio le nuove generazioni”, conclude. Insomma, oltre ai divieti a scuola e alle regole in casa, occorrono strumenti a monte per tutelare i giovanissimi in una fase così delicata dello sviluppo cerebrale.

