Il turista statunitense colpito da un fulmine sull’Etna è morto al pronto soccorso, dove era arrivato già in gravi condizioni. Stessa sorte è toccata a un escursionista in Alto Adige. Si è invece risvegliato ed è in netto miglioramento il giovane scout raggiunto da una scarica sul Monte Livata e ora ricoverato al Policlinico Gemelli. Insomma, essere colpiti da un fulmine rappresenta un evento raro ma non impossibile. “La scarica si verifica quando si accumula una forte differenza di potenziale elettrico tra le nubi e la terra. La carica elettrica supera quindi l’isolamento dell’aria e la corrente si scarica a terra”, spiega a LaPresse Maurizio Berardino, direttore dell’Anestesia del Cto di Torino.
Sono tre i principali tipi di danni provocati da un fulmine. Anzitutto “il danno diretto causato dall’elettricità, che può provocare un arresto cardiaco se la corrente passa per il cuore, un arresto respiratorio o una paralisi muscolare”, chiarisce l’esperto. L’intensità delle lesioni dipende da “tempo di esposizione, intensità della carica e resistenza opposta dal corpo”.
Il secondo è quello provocato dall’aria ionizzata, “un’immensa quantità di calore che rende l’aria rovente e può causare ustioni a chi si trova nelle vicinanze”. Infine ci sono i traumi generati dall’onda d’urto, che come nel caso dell’esplosione di una bomba, può “proiettare lontano il malcapitato, procurando possibili fratture o lesioni polmonari da scoppio”, aggiunge Berardino.
In caso di arresto cardiaco o respiratorio, “se si riesce a intervenire per tempo, si procede con la normale rianimazione: respirazione artificiale e massaggio cardiaco, in attesa che il cuore riprenda a funzionare”, chiarisce lo specialista in anestesia e rianimazione. Le altre lesioni vengono invece “trattate secondo le classiche procedure previste per i traumi e le ustioni gravi”.

