Zingaretti incassa Gentiloni e tesse tela Pd-M5S
Zingaretti incassa Gentiloni e tesse tela Pd-M5S

Possibile un modello Lazio

Nicola Zingaretti vede giurare il 'suo' Governo in tv, dal suo ufficio in Regione Lazio. Ritwitta il selfie di gruppo della delegazione dei ministri Pd postato da Dario Franceschini in diretta dal Quirinale, poi -come fosse un mister che dalla panchina attende il calcio d'inizio della partita- scrive: "Ora cambiamo l'Italia".

Dopo aver "fermato Salvini", il Pd incassa la nomina di Paolo Gentiloni a commissario Ue (sarebbe in pole per gli Affari economici) e si prepara a giocare un ruolo da "protagonista" in Europa. La partita però, è convinto il segretario, è ancora tutta da giocare. I primi giorni, i primi mesi -ragionano i dem- saranno decisivi. Il 'capodelegazione' Franceschini, nel corso del primo Consiglio dei ministri, chiede ai colleghi "di fare sintesi e collaborare" e non, come da abitudine nella compagine gialloverde, "competere" come fossero due squadre avversarie.

Zingaretti è il primo a professare questo credo. Il leader dem sa che molto dipenderà anche degli umori della sua di squadra, che non è ancora al completo. Gli 'esclusi' dalla lista dei ministri mal nascondono i malumori e il secondo round di nomine, tra vice e sottosegretari, potrebbe servire a distendere nuovamente il clima. In tarda mattinata il leader dem è già al Nazareno, poi pranza a quattr'occhi con il suo vice Andrea Orlando: il dossier è aperto. I nomi continuano a girare tra i corridoi dei palazzi. Dopo aver designato 7 ministre donne su 21, la volontà sarebbe quella di riequilibrare le forze in campo e diverse sono le possibili candidature femminili che circolano: da Debora Serracchiani ad Anna Ascani (vice all'Istruzione), da Marina Sereni a Lia Quartapelle, Silvia Velo a Michela Rostan, da Rossella Murioni a Lorenza Bonaccorsi.

E' per via di questo ultimo nome che il puzzle del Governo giallorosso potrebbe incastrarsi sul futuro prossimo della Regione Lazio. Secondo alcuni rumors, infatti, sia la Bonaccorsi (attuale assessora al Turismo e alle Pari opportunità alla Pisana), sia Giampaolo Manzella, fedelissimo del Governatore, in Giunta alle Attività produttive, potrebbero traslocare dalla Regione Lazio al Governo, aprendo così alla necessità di un 'rimpastino'. "Assolutamente nessun ingresso in maggioranza dei cinque stelle", assicurano i dem. Tra e ipotesi, però, potrebbe esserci quella che a subentrare siano due tecnici "non invisi" ai pentastellati. Nessuna svolta, comunque, viene sottolineato.

In Regione, data anche la situazione da 'anatra zoppa' di Zingaretti, il dialogo tra le due forze politiche che adesso siedono insieme a palazzo Chigi, c'è sempre stato. Per quel che riguarda il futuro, invece, "è  tutto molto prematuro", viene sottolineato. Se anche sul territorio ci dovessero essere delle alleanze giallorosse - è il ragionamento - ci saranno solo per le amministrazioni a venire, non per quelle già in essere.

Primo banco di prova, in questo caso, potrebbe essere l'Umbria. Il Pd ha da tempo rinunciato a un candidato di partito, convergendo su Andrea Fora, 40enne esponente della società civile, molto radicato nel cattolicesimo e nell'imprenditoria sociale. L'obiettivo, spiega chi lavora al dossier, è quello di far coagulare intorno a lui una coalizione ampia su temi quali il lavoro e la riconversione verde dell'economia. Con una consapevolezza: "il rischio è che una comunità aperta, civile e tollerante possa conoscere la linea Salvini. Ecco perché - è il messaggio - il dialogo con 5 stelle è auspicabile e i mondi civici sono al lavoro per attuarlo". Anche in questo caso, quindi, nessun automatismo, ma il nuovo clima nazionale può facilitare il dialogo in vista del voto del 27 ottobre.

Della partita, poi, potrebbe essere anche l'Emilia Romagna. Da qui a fine gennaio, quando verosimilmente si tornerà alle urne, Stefano Bonaccini potrebbe convincere i 5 stelle sulla possibilità di convergere su alcuni punti programmatici, magari coincidenti con quelli dell'esecutivo giallorosso. I più prudenti, comunque, frenano: "Vediamo come va, facciamo partire il Governo. E' appena finito il calciomercato, non siamo ancora una squadra".

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