Vittorio Emanuele III, storia di un re indeciso e pavido: dal fascismo alle leggi razziali
Regnò sul nostro Paese per 40 anni. All'inizio fu liberale e aperto. Ma nel 1922 aprì le porte a Mussolini e, poi alla dittatura e alle sue nefandezze. Le sue spoglie a Vicoforte per motivi umanitari

Un re che, forse, almeno come persona, avrebbe potuto lasciare un ricordo migliore di sé agli italiani. Ma le macchie terribili e definitive del fascismo (con tutti i disastri e i dolori che causò al Paese) e delle leggi razziali, hanno restituito alla Storia un'immagine sicuramente negativa di Vittorio Emanuele III per 46 anni (dal 1900 al 1946) attraverso due guerre, re d'Italia e d'Albania, imperatore d'Etiopia e Primo maresciallo del nostro slabbrato "impero".

Tanto che nella Costituzione è scritto e sancito che "I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale. I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli". 

 

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