Ue, fumata nera sulle nomine: 30 agosto nuovo vertice. Renzi insiste su Mogherini

Dalla nostra inviata Nadia Pietrafitta

Bruxelles, 17 lug. (LaPresse) - Nuova fumata nera a Bruxelles sulle nomine Ue. Si chiude con un nulla di fatto, a notte fonda e dopo un 'working dinner' che va avanti per circa cinque ore, il vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo convocato per cominciare a dare un volto alle principali istituzioni della nuova Europa. Matteo Renzi non usa giri di parole per certificare lo stallo. "La riunione di oggi avrebbe potuto essere più incisiva se fosse stata preparata meglio - ammette - Ci hanno detto che c'era un accordo, poi non c'era. Se la prossima volta Van Rompuy ci manda un messaggio e ce lo dice prima risparmiamo i voli di Stato per venire a Bruxelles".

I leader avranno ora a disposizione oltre un mese (l'appuntamento è fissato per il 30 agosto, "un sabato, alle 16...così anche i leader europei diventano euroscettici", scherza il premier) per trovare la quadra e risolvere il complicato risiko dei nomi. L'intendimento di tutti (e di Angela Merkel in particolare), spiegano fonti diplomatiche, è quello di chiudere in modo unitario e complessivo tutto il 'pacchetto' delle candidature ai vertici delle istituzioni comunitarie, senza procedere quindi alla scelta dell'Alto rappresentante per la Politica estera e la sicurezza dell'Unione o del presidente del Consiglio, prima di aver 'completato' tutte le caselle mancanti, così da rendere operativa la Commissione guidata da Jean-Claude Juncker.

Roma gioca una partita nella partita. "L'Italia chiede rispetto, non posizioni" tuona Matteo Renzi quando - mancano pochi minuti alle 20 - arriva a Bruxelles, dopo aver poco gradito le 'eccezioni' sollevate nei giorni e nelle ore precedenti al vertice da alcuni paesi Ue nei confronti della candidatura di Federica Mogherini a 'Lady Pesc', considerata troppo vicina a Mosca da alcuni (a Est) e troppo giovane e inesperta da altri ("abbiamo bisogno di qualcuno con più competenze in politica estera", attacca nel pomeriggio Elmar Brok, presidente della commissione Affari esteri al Parlamento europeo e consigliere della cancelliera Merkel).

Diverse (forse come avviene all'interno del Pd, con i 'dissidenti' che in assemblea tacciono e poi intervengono a gamba tesa sui giornali, è la frecciatina del segretario Pd) le intenzioni venute fuori dalla 'riunione straordinaria'. "Io non ho visto opposizioni a Federica Mogherini, non c'è stato alcun tipo di messaggio negativo rispetto all'ipotesi di una sua candidatura ", puntualizza Renzi. "Ho molto apprezzato la sintesi di Hollande, condivisa anche da Angela Merkel - aggiunge - l'Alto rappresentante deve essere un socialista: su questo c'è la condivisione di tutti" e, sul tavolo "non c'è altra candidatura" al di fuori di quella italiana.

Il Pse prova anche a giocare sul tavolo della presidenza del Consiglio. "Hollande - sottolinea il premier italiano - ha parlato di un presidente del Consiglio che rappresenti tutti e io condivido il fatto che non sia scelto necessariamente sulla base di appartenenze politiche. Deve essere uno che sta al tavolo" dei leader europei ma che non sia "per forza dell'area euro", è l'indicazione dei socialisti che spingono per la candidatura della premier danese Helle Thorning-Smith.

Oltre a quello dell'attuale ministro degli Esteri sono diversi i nomi italiani che circolano nella sala stampa di Justus Lipsius e rimbalzano ai piani superiori del palazzo. Quello che fa più rumore è quello di Enrico Letta: Herman Van Rompuy, 'facilitatore' delle trattative, avrebbe iniziato a sondare il terreno per un eventuale approdo dell'ex premier italiano alla presidenza del Consiglio Ue, si lascia trapelare da ambienti Ppe. "Se c'è un nome italiano, ho letto nel pomeriggio quello di Letta e stamattina quello di Monti - è la secca replica di Renzi nella notte - noi siamo disponibilissimi a qualsiasi soluzione, non abbiamo un problema: quello o morte. Solo che non c'è nella discussione, anche se accende giornali e affascina i media". "In 56 anni l'Italia - conclude il premier - non ha mai usato il potere di veto in questo palazzo. Non ha mai posto e mai subito veti. Non è accaduto nemmeno oggi".

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