Troppe firme da raccogliere in poco tempo. Perché i radicali andranno da soli
Le firme vanno raccolte sotto candidature che ci saranno tra oltre un mese. L'amarezza di Della Vedova

I radicali di "+Europa" di Emma Bonino saranno costretti a correre da soli alle prossime elezioni nonostante l'accordo con il Pd per andare in coalizione (e, quindi, scegliere candidati comuni nei collegi uninominali) sia già stato fatto e non abbia incontrato motivi politici di rottura. La ragione è prettamente tecnica e piuttosto complessa.

Troppe firme - Una nota del Partito Radicale la spiega così: "La nuova legge elettorale per Camera e Senato prevede (articolo 18-bis del DPR 361/57) che 'la dichiarazione di presentazione delle liste di candidati.....  debba essere sottoscritta da almeno '1.500 e da non più di 2.000 elettori'. Un numero di firme autenticate mostruoso, imposto solo alle liste che non godono di una esenzione legata al collegamento coi gruppi parlamentari del parlamento uscente. Questo numero - anche grazie alla nostra iniziativa - è stato ridotto a un quarto per questa prima applicazione della nuova legge elettorale, in virtù del fatto che il disegno territoriale dei collegi è stato ufficializzato appena pochi giorni fa (non avremmo potuto iniziare la raccolta firme su collegi non esistenti). Si tratta comunque di un numero elevato: circa 25mila, divise nei 63 collegi plurinominali in cui è divisa l'Italia. Peraltro, il numero di firme ora richiesto è simile a quello del 2012, quando a raccogliere non senza difficoltà furono M5S (quanto protestò Grillo per quell'obbligo...), Scelta Civica, Fermare il declino e la lista di Ingroia.  E nel 2012 la raccolta firme era semplificata e più concentrata, perché andava realizzata su 26 circoscrizioni, non su 63 collegi diversi". Se il Pd aiutasse i radicali con la sua organizzazione, il problema potrebbe essere risolto. Ma la questione porta con sé un altro elemento praticamente insuperabile

Impossibile raccoglierle - "La norma è stata interpretata dal Viminale nel senso di intendere per 'dichiarazione di presentazione' anche i moduli su cui le liste raccolgono le firme e non solo le dichiarazioni con cui le liste depositano le firme raccolte presso gli uffici elettorali circoscrizionali (tra il 35° e il 34° giorno antecedente la data del voto). Questo vuol dire che oggi +Europa, in caso di apparentamento con il centro-sinistra, dovrebbe scrivere sui moduli i nomi dei candidati nei collegi uninominali concordati tra diverse forze politiche, che non esistono, né possono esistere, visto che giuridicamente il collegamento tra le liste non matura prima del 42esimo giorno precedente il voto (cioè il 21 gennaio) e le altre forze politiche, che sono esonerate dall'obbligo di raccolta firme, possono stabilire i candidati comuni nell'imminenza del deposito delle candidature, il 34esimo giorno prima del voto (cioè il 29 gennaio)". In sostanza, i radicali dovrebbero raccolgiere adesso le firme sotto i nomi dei candidati ai collegi uninomianli che, ovviamente, non sono ancora stati decisi e che arriveranno a poco più di un mese dal voto.

Benedetto Della Vedova - "Ci ho lavorato un anno a questa lista europeista. Per due mesi ho spiegato a tutti che saremmo finiti cosi'. Ci ho provato in ogni modo. Ma al Viminale ho sbattuto contro un muro di gomma. Io all'alleanza col Pd ci ho creduto per davvero. E non ce l'ho con Renzi, mi fido di lui. Si aspettava che le cose venissero risolte. E invece nulla. Al ministero dell'interno ho parlato con i funzionari, con il capo di gabinetto, con il ministro. Mi continuavano a ripetere la stessa cosa, fornendo un'interpretazione folle della legge. A questo punto mi arrendo. Che altro possiamo fare se non andare da soli?". Lo dice Benedetto Della Vedova parlando della situazione della lista +Europa con Emma Bonino. "Non so se si tratti di un muro di gomma strategico, tecnico o di altra natura ma il muro c'e', eccome. E di questo il Viminale dovra' assumersi la responsabilita", prosegue. "So che se andremo da soli, lo faremo per superare il 3% e non certo per testimonianza", conclude.

Il Pd corre ai ripari - Vanno messi in campo fatti, c'è un problema pratico e il tempo è poco. Ma il Pd deve fare uno sforzo per sostenere questo progetto politico, deve dare aiuto per raccogliere le firme a Emma Bonino". Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, intervistato a Radio24news, a proposito della raccolta delle firme della lista +Europa in vista delle elezioni del 4 marzo.

Per Orlando si tratta di "uno sforzo che va fatto a prescindere dalle alleanze". "Oggettivamente chi c'è già ha un vantaggio, una rendita che forse va ripensata", conclude l'esponente dem, riferendosi al fatto che non tutte le formazioni sono obbligate a presentare le firme per candidarsi alle urne, ma solo quelle che non erano già presenti in Parlamento nella legislatura appena conclusa.

.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata