Tav, Ue: "Inconcepibile che l'Italia si ritiri, no a muri". Francia: "Dialoghiamo"
Il coordinatore europeo del Corridoio mediterraneo: "Forse dovrebbe essere interessata a non spendere questi soldi per niente"

Nel corso dell'ultima settimana l'Ue non ha perso occasione per lanciare strali all'Italia, allarmata dal possibile governo Lega-M5S che sta prendendo forma. Bruxelles ci richiama al rispetto dei trattati e degli impegni presi a livello comunitario, dato che nel contratto giallo-verde si fa esplicito riferimento a un'eventuale revisione, e in occasione della periodica Conferenza intergovernativa (Cig) Italia-Francia sulla Tav Torino-Lione ha mandato nel capoluogo piemontese il proprio rappresentante, il coordinatore per il corridoio mediterraneo Laurens Jan Brinkhorst. Una scelta non casuale, perchè, come ha rimarcato il commissario straordinario del governo (uscente) per la Tav, Paolo Foietta, la riunione era calendarizzata da tempo, ma "cade in un momento particolare".

Il leader dei 5 Stelle ha annunciato di voler dire alla Francia che l'opera "è superata" e Parigi e Bruxelles hanno giocato d'anticipo. "Il signor Di Maio ha detto che il progetto poteva essere interessante 30 anni fa. Non so come faccia a dirlo, dato che ha 31 anni. Oggi ne abbiamo molto più bisogno di 30 anni fa", la stoccata di Brinkhorst, sarebbe quindi "inconcepibile" che il nostro Paese si ritirasse dall'opera. Di più: "Nel momento in cui l'Italia deve rimanere un punto fondamentale dell'Europa c'è chi vuole alzare un muro", accusa il delegato Ue, accostando neanche troppo velatamente Di Maio a Trump. "È un'opera strategica ecologica, secondo me è molto peggio se milioni di tonnellate di merci viaggiano su gomma", sottolinea ancora Brinkhorst, confutando implicitamente uno dei principali motivi di contrarietà - l'impatto ambientale - evocati da Grillo e dal M5S sin dalle origini.

Poi c'è il non secondario aspetto economico. Il costo previsto del progetto è di 8,6 miliardi di euro, il 40% dei quali coperti dall'Europa, i cui impegni attuali sono di 1,5-1,7 miliardi. Il delegato di Bruxelles si astiene dal dare cifre esatte sulle penali in caso di un passo indietro, ma intanto rimarca che "un Paese come l'Italia, con un forte debito, forse dovrebbe essere interessata a non spendere questi soldi per niente". Senza contare che "il vostro Paese ha un tasso di disoccupazione molto alto, questo intervento può incidere: ci sono già 800 persone che lavorano, e sono sicuro che non siano olandesi ma del territorio, e questo numero nei prossimi anni aumenterà, ci saranno qualcosa come 3mila persone all'opera".

Il delegato francese e presidente della Cig, Louis Besson, rincara la dose: il costo se Roma si ritirasse "sarebbe un multiplo di quanto già speso". Parigi per ora esclude di chiedere i danni all'Italia, sperando che "il buonsenso possa avere la meglio". Dopo il bastone dei giorni scorsi del ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, perchè il prossimo esecutivo rispetti gli impegni presi, la Francia prova anche la via della carota. "Non riesco a immaginare quali siano, ma se rappresentanti del popolo italiano considerano che ci sono dei punti da rivedere bisogna ascoltare", gioca la carta del dialogo Besson, "bisogna rispettare la volontà degli italiani, ma anche sedersi a un tavolo e andare oltre i problemi". 

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