Tav, la mossa di Chigi per uscire da impasse: far partire bandi chiamandoli 'avvisi'

I bandi in discussione riguardano tre lotti da 2,3 miliardi di euro complessivi per realizzare i 45 chilometri del lato francese della galleria

Far partire i bandi senza chiamarli 'bandi' ma 'inviti per i lotti'. È questo l'escamotage legale trovato dal premier Giuseppe Conte per tentare di uscire, almeno per il momento, dall'impasse Tav. Nel dettaglio, cosa significa "avviare i bandi"? Si tratta di pubblicare sulla Gazzetta ufficiale europea l'avvio della ricerca di aziende interessate a realizzare il tunnel di base. In particolare, i bandi in discussione riguardano tre lotti da 2,3 miliardi di euro complessivi per realizzare i 45 chilometri del lato francese della galleria (in totale si devono scavare 81 chilometri di galleria, 45 in Francia e 36 in Italia. I primi 9 chilometri di tunnel, su lato francese si stanno già scavando in questi mesi).

Come fa sapere Telt, la società franco-italiana incaricata della realizzazione dei lavori, in una lettera inviata al Presidente del Consiglio, preso atto delle posizioni dei governi italiano e francese "in assenza di atti giuridicamente rilevanti che comportino istruzioni di segno contrario", il Cda fissato per l'11 marzo autorizzerà la Direzione a pubblicare "gli 'avis de marche's' (inviti a presentare candidatura) relativamente agli interventi dei lotti francesi del tunnel di base, in modo da rispettare il termine del 31 marzo per la presentazione alla Commissione Ue del finanziamento per l'anno 2019". Infatti, un nuovo rinvio di tali pubblicazioni oltre marzo comporterebbe la riduzione dei finanziamenti europei di 300 milioni (sugli 813 totali). "Tale perdita - segnala Mario Virano, dg di Telt - rischia di richiamare in causa la nostra responsabilità civile e amministrativa, quale conseguenza dell'inerzia decisionale".

Da lunedì, quindi, da quando cioè verrà lanciato l'invito alle aziende, passeranno circa sei mesi, come previsto dalla legislazione francese, prima che Telt valuti le candidature e scelga effettivamente quelle che hanno i requisiti per partecipare alla gara vera e propria. Solo tra sei mesi dunque verranno spediti i capitolati alle aziende. E quello sarà il momento in cui Telt si dovrà impegnare anche finanziariamente. Quel giorno la società italo-francese chiederà ai ministri se il progetto è ancora valido. Si tratta della cosiddetta norma 'dissolvente', prevista dalla legislazione francese: "consentire di dichiarare all'occorrenza 'senza seguito' una procedura di gara già pubblicata, per cui nel frattempo siano venute meno le volontà politiche di procedere. Per cui, negli inviti a presentare la propria candidatura, sarà quindi inserito un "esplicito riferimento" alla facoltà per la stazione appaltante - in questo caso Telt - di non dar seguito alla procedura. E questo "in qualunque momento", senza che ciò generi oneri "né per la stazione appaltante né per gli Stati". D'altro canto, per rinviare del tutto i bandi, come da desiderata dei 5 Stelle, sarebbe stato necessario una decreto del Consiglio dei ministri. L'ostacolo tecnico, in questo caso, è che un governo non può deliberare contro una legge dello Stato (la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione è legge dal 9 aprile 2014). Se i ministri dovessero approvare il decreto rischierebbero di dover pagare anche personalmente il danno erariale per i mancati finanziamenti europei.
 

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