Tav, asse governatori del Nord sul referendum. Salvini: "Piena fiducia in Conte"

Il ruolo di mediatore sulla questione riesce sempre più difficile al presidente del Consiglio

Mentre il governo cerca una quadra e assicura che per la prossima settimana si arriverà a una sintesi sulla Tav, i governatori del Nord scendono in campo. Accanto al 'solito' Sergio Chiamparino, che ha fatto dell'alta velocità Torino-Lione una bandiera della sua corsa per il secondo mandato alle Regionali di maggio, anche il leghista Attilio Fontana sceglie la via dell'attivismo. "Ho sempre detto che sono per una decisione politica", precisa, "ma se l'unico mezzo per far sentire la nostra voce è il referendum, siamo disposti a seguire anche noi la proposta di Chiamparino". Il veneto Luca Zaia non ha mai nascosto il suo favore per la Torino-Lione, idem il ligure Giovanni Toti, forzista vicino al Carroccio, che ha partecipato anche all'ultima manifestazione Sì Tav di gennaio nel capoluogo piemontese. Nella partita con l'alleato M5S, Matteo Salvini, che più volte ha rilanciato sul referendum, si gioca anche la carta del moderato Fontana.

La deadline fissata dal presidente piemontese è l'11 marzo, data entro cui Telt, la società italo-francese che ha in gestione l'opera, deve far partire i bandi, pena la perdita di 300 milioni di euro di contributi europei. Martedì scorso il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza una mozione a prima firma il valsusino Antonio Ferrentino, ex leader No Tav, a sostegno della proposta di Chiamparino per un referendum. Se partiranno i bandi "tutto bene", se invece dovessero essere rinviati, minaccia l'ex sindaco di Torino, "ho già il quesito pronto, chiederò al ministro Salvini se si potrà tenere una consultazione popolare insieme alle elezioni regionali ed europee".

E dare l'ok ai bandi, per quanto possano essere fermati entro 6 mesi, "politicamente ha un grandissimo valore", ammette Fontana, perché "se si parte è sempre più difficile fare marcia indietro". Lo sa bene Luigi Di Maio, stretto tra la ragion di Stato, l'emorragia di voti e la fronda interna. Il capo politico M5S lunedì è a Torino per lanciare il Fondo nazionale innovazione, ma sicuramente dovrà fare i conti anche con il precario equilibrio nella giunta di Chiara Appendino, per cui un Sì dei giallo-verdi alla Tav sarebbe un terremoto. "Fermate i bandi", è l'appello del gruppo M5S in Consiglio comunale, secondo cui "lanciare le gare rappresenta un punto di non ritorno", oltre che "una violazione degli accordi italo-francesi", perché Parigi non ha impegnato come previsto l'importo di sua competenza.

Beppe Grillo dal suo blog continua a lanciare i suoi ammonimenti - "Il Paese sceglie falsi problemi: piuttosto che decidere di sostenere i suoi milioni di poveri preferisce disquisire di miliardi per bucare una montagna" -, Salvini ogni giorno ricorda che "è un'opera importante, per noi va fatta, come chiedono cittadini e imprese". "Per me questo governo durerà cinque anni, ma se qualcuno vuole tornare tra le braccia di Berlusconi e Formigoni è libero di farlo", l'avvertimento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio del M5S Stefano Buffagni. In mezzo il premier, espressione soprattutto del Movimento, almeno in origine, a cui il ruolo di mediatore sulla questione riesce sempre più difficile. "Piena fiducia in Conte sulla Tav", la puntualizzazione - a metà tra la rassicurazione e il richiamo - di Salvini, "sono certo che troveremo una soluzione insieme". La Francia ci conta. "Sono stati fatti molti lavori, sono state svolte analisi, è una cosa importante per le regioni transfrontaliere ed è una cosa molto attesa, una scelta dei nostri predecessori che hanno sottoscritto accordi che noi abbiamo confermato. Credo che le tecnologie verso cui andiamo permettano di conciliare modernità ed ecologia", si dice convinto il presidente Emmanuel Macron.

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