Tav, Di Maio: "Diremo alla Francia che non serve più"
Ma per molti la questione è un po' più complicata

Interrompere i lavori del Tav? Per Luigi Di Maio non c'è nulla di più semplice. "Nel contratto c'è il blocco di un'opera inutile, andremo a parlare con la Francia e diremo che la Torino - Lione poteva valere 30 anni fa, ma oggi non serve più", dice con naturalezza, parlando con i cronisti ad Ivrea, mentre centinaia di persone hanno aderito alla marcia No Tav organizzata per oggi in Val di Susa, da Rosta ad Avigliana, nel torinese.

Tuttavia, per molti la questione sembra un tantino più complessa. "Di Maio è cosciente che con lo stralcio della Tav la Francia chiede indietro 2 miliardi di penale? Così se li mettiamo nei 17 del reddito di cittadinanza, siamo a 19 miliardi che pagano i contribuenti", attacca il presidente di Federcontribuenti Marco Paccagnella in un incontro a Torino. "Smettiamola con gli spot alla pancia dei cittadini - stigmatizza Paccagnella - quando si annuncia un'azione ci dicano anche quanto costa".

Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia, non può che essere d'accordo. "Sta per nascere, a trazione grillina, il governo dei 'no'. 'No' alla Tav, 'no' all'Ilva, 'no' a politiche differenziate e più incisive per il Mezzogiorno, 'no' a una chiara indicazione dei rapporti costi-benefici di ogni singola proposta programmatica del 'contratto'. Insomma, siamo alla vigilia di una grande incognita che al momento destabilizza i mercati e fa storcere il naso ai nostri partner europei". Lo afferma, in una nota, .

"Tuttavia, quello che più turba è la faciloneria dialettica con la quale Di Maio liquida certi argomenti. Non ultimo quello della Tav. Tra Italia e Francia esistono impegni precisi, vincoli contrattuali, rescindere questi accordi significa pagare dei costi economici, di credibilità internazionale, coerenza e non solo, enormi.  Non è solo assecondando certe posizioni oltranziste minoritarie che si può essere definiti dei buoni e accorti governati. A meno che - conclude - non si interpreti la politica come una perenne ricerca del consenso fine a se stesso".

 

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