Tav, a Torino stati generali degli industriali per il 'sì'. Pd contro Appendino

Il 3 dicembre il Consiglio Generale di Confindustria: battaglia contro la chiusura dei cantieri

Le opposizioni cavalcano il dissenso. I detrattori approfittano delle polemiche per ribadire il rischio isolamento di Torino e Piemonte, fino a profetizzare una minaccia per l'Italia intera. Che il tema del Tav avesse assunto un ruolo 'simbolico' nella battaglia contro il 5 stelle si era capito già dopo la manifestazione a favore dell'opera di due settimane fa, con 40mila persone in piazza. Ma se in campo scendono anche gli industriali la questione si trasforma da argomento di battaglia elettorale, in vista di regionali ed europee, a vero e proprio terreno di scontro tra il governo e la parte produttiva del paese.

E' infatti il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a rilanciare la battaglia contro la chiusura dei cantieri. Si parte dalla Torino-Lione per arrivare all'importanza delle infrastrutture nel grande appuntamento previsto il 3 dicembre a Torino, ormai palcoscenico della lotta, a cui prenderanno parte circa duecento industriali che reggono le fila del sistema di rappresentanza di via dell'Astronomia: il Consiglio Generale, con i presidenti delle associazioni territoriali di tutt'Italia e delle categorie. Un'occasione, come ha ricordato giorni fa Corrado Alberto, presidente dell'Api Torino, che coordina le 33 sigle di categoria scese in piazza otto giorni fa seppur senza bandiere, "per portare a livello nazionale l'argomento della Tav, che è cruciale non solo per la nostra area".

La protesta di piazza ha infatti segnato a fondo il Movimento 5 Stelle, forse più a Roma che a Torino. Ed è per questo che la parte pentastellata più istituzionale e meno " dura e pura" ha iniziato un sottile lavoro di ricucitura. A partire dalla sindaca di Torino Chiara Appendino che più volte ha aperto al dialogo con i Sì Tav dopo la protesta del 10 novembre e che personalmente si sta occupando dell'incontro dei '40mila' con il ministro Luigi Di Maio, così come promesso dallo stesso vicepremier.

La sua mediazione con la maggioranza grillina per quanto riguarda la manifestazione No Tav dell'8 dicembre, a cui prenderà parte il vicensindaco Guido Montanari con tanto di fascia istituzionale seppure senza gonfalone della città, non è però piaciuta alle opposizioni, che sguainano la spada in vista delle regionali di marzo. Se alla marcia "andrà anche l'ultimo dei consiglieri comunali indossando la fascia tricolore, sarà come se ci fosse la sindaca. A prescindere dalla presenza del gonfalone", taglia corto l'attuale presidente piemontese Sergio Chiamparino che più di tutti sta cavalcando la protesta contro i 5 Stelle.

"E' una penosa ipocrisia offensiva per i cittadini e per le istituzioni", attacca l'ex sindaco di Torino e deputato Pd, Piero Fassino, ricordando che la fascia è comunque un simbolo istituzionale tanto quanto il Gonfalone.
Una "forzatura istituzionale priva di senso", rilancia il segretario metropolitano Dem, Mimmo Carretta. E sempre in casa Pd prende posizione la deputata Silvia Fregolent che  minaccia: "Se l'uso del tricolore verrà confermato chiederemo l'intervento del prefetto".

E intanto, hanno superato quota 75.231 le adesioni alla petizione 'Sì Tav', promossa dall'ex sottosegretario ai Trasporti di Forza Italia, Mino Giachino. Una "maggioranza silenziosa" che si avvia diretta agli appuntamenti elettorali del 2019.
 

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