Tassa merendine, Unione italiana food: "Fioramonti non conosce il settore. A rischio l'occupazione"
Tassa merendine, Unione italiana food: "Fioramonti non conosce il settore. A rischio l'occupazione"

L'associazione dei produttori dice no all'ipotesi di un'imposta per recuperare risorse sull'istruzione: "Investiamo in ricerca e sviluppo per prodotti sempre più bilanciati nutrizionalmente"

Mentre il premier Conte fa un passo indietro sull'ipotesi di 'tasse verdi' su merendine, bibite e biglietti aerei con la precisazione di non averla data "assolutamente per certa", arriva una bocciatura senza appello da parte dell'Unione italiana food, associata di Confindustria, che riunisce 450 aziende di oltre 20 settori, per un fatturato di oltre 35 miliardi di euro e 65mila dipendenti. In questa galassia le aziende dolciarie da forno sono 50, per un fatturato di 5,3 miliardi, un miliardo solo per il mercato delle merendine.  La Presse ne ha parlato con il direttore generale di Unione italiana food Mario Piccialuti.

DOMANDA. Cosa ne pensate dell'ipotesi di una tassa sulle merendine e le bibite gasate?

RISPOSTA. È una proposta che non condividiamo. Quando ci sono state iniziative normative in altri paesi europei, come in Danimarca e Ungheria, sono state prese come tasse di scopo, cioè, oltre che per recuperare risorse finanziarie a bilancio, per colpire quelle imprese che mettono oltre un certo quantitativo di zucchero. Si pensava che si sarebbe immesso meno zucchero con benefici in termini di calorie per i consumatori. Quei paesi sono tornati sui propri passi perchè lo scopo non è stato raggiunto. Per il semplice motivo, come dice la comunità scientifica, che quello che aiuta i consumatori ad avere un'alimentazione equilibrata è una corretta informazione ed educazione alimentare.

D. Non crede che la tassazione potrebbe essere una via per disincentivare consumi che hanno un costo sociale, in termine di salute e ambientale, per reperire risorse a sostegno di produzioni e consumi più 'virtuosi'?

R. Assolutamente no. Non esiste nessuna formula matematica che possa garantire questo spostamento di risorse. E ogni esempio legislativo di questo tipo è fallito. Come dice la comunità scientifica, non esiste alternativa a programmi di educazione alimentare. Poi le industrie fanno la loro parte. Nel caso delle merendine sono stati fatti passi notevoli. Evidentemente il ministro promotore di questa iniziativa non ha una conoscenza adeguata di quello che è il prodotto merendine. Il settore ha investito costantemente, ad oggi 20 milioni di euro all'anno in ricerca e sviluppo, per fare dei prodotti sempre più bilanciati nutrizionalmente.

D. Che effetti negativi potrebbe avere una tassazione sulle merendine? E quali positivi?

R. Effetti positivi assolutamente no, non ne vediamo uno solo. Quelli negativi sono a oggi imponderabili. Il settore alimentare sta vivendo un decennio di difficoltà, di consumi statici e, nel caso specifico delle merendine, nel 2018 ha perso lo 0.5 di volumi prodotti. Questo significa che le aziende, se la penalizzazione inizia a essere forte, dovranno anche fare un ragionamento loro malgrado sull'occupazione. Sono cose che non vorremmo mai fare.

D. Quale soluzione proporreste?

R. Il problema è multifattoriale, ci vuole l'impegno di più soggetti. Sicuramente un impegno pubblico di educazione alimentare. Poi, da parte delle industrie si farà tutto quello che è possibile, con programmi di riformulazione degli ingredienti e di comunicazione; noi l'etichetta nutrizionale la mettiamo dal 2008, molto prima che fosse obbligatoria.

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