Taglio Province, buttati 444 milioni l'anno

di Laura Carcano

Torino, 9 set. (LaPresse) - Eliminare le Province per risanare i conti dello Stato, potrebbe serbare un'amara sorpresa. Perché se cancellare i seggi dei consiglieri provinciali e gli stipendi degli assessori farebbe certamente risparmiare soldi, resta da chiarire che ne sarà dei 61mila lavoratori alle dipendenze delle 107 Province italiane che passeranno alle Regioni dove gli stipendi sono più alti: se così sarà potrebbero costare 444 milioni circa in più l'anno. "Mediamente - conferma Loy, segretario confederale Uil, attivo sul tema della riduzione dei costi della politica - le retribuzioni e soprattutto i livelli di inquadramento sono migliori per chi lavora in Regione rispetto a chi lo fa alle dipendenze della Provincia. Non sono differenze molto grandi, ma ci sono, soprattutto come risultato degli accordi integrativi, che, in alcuni casi, possono ampliarle".

Conferme arrivano anche dall'Unione delle Province italiane (Upi) che da giorni critica la riforma approvata ieri dal Cdm e che sarà ultimata nel 2017. I calcoli governativi parlano di oltre 100 milioni di risparmi su indennità, gettoni, assegni di fine mandato di consiglieri provinciali e assessori (escluse quelle autonome di Trento e Bolzano), ma solo se non ci saranno spese in più per le nuove forme associative tra Comuni. E qui entra in scena l'Upi che a questi risparmi contrappone l'aumento dei costi del personale. "Sulla base dei dati della Ragioneria generale dello Stato del 2009 - fanno sapere dall'Upi - abbiamo fatto un semplice calcolo. La retribuzione annuale media netta di un dipendente regionale è di 37.125 euro, mentre quella di un dipendente provinciale è di 29.845, cioè 7280 euro in meno". Se, come parrebbe dai testi di legge costituzionali circolati sinora, si prefigura un iniziale passaggio di competenze dalle Province soppresse alle Regioni, che poi potranno decidere se attribuirle ad associazioni di Comuni o tenerle e gestirle insieme agli ex dipendenti provinciali da assorbire nella loro pianta organica, il conto è presto fatto. Nell'ipotesi che tutti i 61mila lavoratori stipendiati da tutte le Province passino alle dipendenze delle amministrazioni regionali, si arriverebbe a spendere 444 milioni in più in termini di costo del personale.

"Il trasferimento di personale - sottolineano all'Upi - si tradurrebbe in un aumento del 20% circa dei costi, dimostrando che questa riforma non diminuisce ma rischia di accrescere la spesa pubblica". I dati Istat sul conto economico delle amministrazioni pubbliche indicano che la voce 'redditi da lavoro dipendente' rappresentava nel 2010 complessivamente per le Regioni italiane una voce di costo da 6072 milioni di euro (4542 milioni in termini di retribuzioni lorde e 1530 milioni di contributi sociali a carico del datore di lavoro), mentre l' l'analoga voce 2010 per le province è di 2.408 milioni (1942 milioni in termini di retribuzioni lorde e 466 milioni di contributi sociali a carico del datore di lavoro).

"Abbiamo stime che si basano su dati del 2008 del ministero dell'Interno - spiega Loy della Uil - che ci dicono che, eliminando completamente il livello democratico-elettivo delle Province, considerando sia i costi di indennità di consiglieri e assessori e sia le spese di funzionamento come quelle dei gruppi consiliari e dei loro uffici stampa solo per fare un esempio,i risparmi stimati potrebbero ammontare a circa 450 milioni". "Ma - fa notare Loy - la questione è ben più complessa: anche in questo caso, resta comunque il problema dei costi per espletare le funzioni di governo di area vasta, sia che vengano assunte direttamente dalle Regioni, sia che passino alle unioni di Comuni". Ecco perché, illustra Loy "secondo noi sarebbe da valutare con attenzione un altro intervento, che punta non tanto a eliminare, quanto a razionalizzare, con effettivi risparmi, stimati in oltre un miliardo di euro, e senza cambiare la Costituzione: ricondurre le Province alle loro originarie funzioni essenziali, come la gestione delle strade, le competenze in campo ambientale, gli uffici per l'impiego, e togliere loro le competenze che si sovrappongono con quelle di altri enti, come quelle sullo sport, solo per fare un esempio fra tanti".

Secondo la Uil, dall'analisi dei rendiconti di spesa del 2008, (entrate e spese effettivamente realizzate), "le Province (escluse Trento, Bolzano) hanno gestito risorse pari ad oltre 14 miliardi di euro, in parte frutto di trasferimenti statali e regionali ed in gran parte provenienti dai tributi propri e la loro spesa corrente è pari a circa 9 miliardi di euro, assorbendo il 63,3% del totale della spesa, con il costo del personale (2,3 miliardi di euro) che assorbe il 25,7% del totale della spesa corrente". Insomma per la Uil la soluzione potrebbe essere sì una dieta dimagrante per le Province, ma basata sulle loro competenze che vanno razionalizzate, e non necessariamente una loro eliminazione, "che - fa notare Loy - potrebbe essere vanificata dalla nascita di nuovi livelli di intermediazione (ad esempio dei consorzi comunali) fra Regioni e Comuni, con i costi aggiuntivi conseguenti".

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