Spending review, Gelmini: Inutile senza riforma P.a. e privatizzazioni

Roma, 1 ago. (LaPresse) - "Le previsioni sull'economia italiana segnalano un autunno di burrasca e le parole del commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, devono essere motivo di riflessione per tutti. Dopo il governo Berlusconi, l`ultimo scelto direttamente dagli elettori, i tre successivi hanno fatto manovre per quasi 90 miliardi di imposte. Nello stesso periodo prima l`allora ministro Giarda, poi un manager di valore come Enrico Bondi, quindi Cottarelli, che ha guidato il dipartimento di finanza pubblica del fondo monetario, hanno lavorato al cantiere della spending review. Ma il risultato, davvero poco, confortante, è che se alcuni tagli, peraltro minimi, alla spesa sono stati individuati, sin ora non è stato tagliato neanche un centesimo". Lo scrive Mariastella Gelmini, vicecapogruppo vicario di Forza Italia, in un intervento su Libero pubblicato oggi.

"In primo luogo - prosegue Gelmini - per ridurre la spesa pubblica serve una buona riforma della Pubblica amministrazione. Una buona riforma della Pa è una riforma che ne riduce i costi. L`attuale esecutivo parla di riforma della pubblica amministrazione, eludendo sapientemente il tema dell`impatto economico". "In seconda battuta, la spending review non può prescindere da un`altra questione, alla quale il governo Renzi ha messo la sordina: le privatizzazioni. È giusto e opportuno che il presidente del Consiglio ascolti esperti ed economisti, ma la riduzione della spesa è una questione eminentemente politica", specifica la vicecapogruppo.

"La domanda alla quale rispondere è: quanto e quale Stato vogliamo? Che cosa desideriamo che faccia, lo Stato? Che cosa altri possono fare meglio di lui? Le riforme istituzionali sono importanti, noi siamo i primi a crederlo, è un merito di Renzi averle messe al centro del dibattito. Ma il silenzio del presidente del Consiglio, altrimenti assai loquace, su questi temi ci lascia sospettare che egli non abbia un pensiero in merito. O perlomeno che non abbia una maggioranza, in grado, quel pensiero, di seguirlo e sostenerlo", conclude Gelmini.

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