Somalia, parla equipaggio Savina Caylyn

Torino, 10 ott. (LaPresse) - "Questo nuovo sequestro è una disgrazia, per quei poveretti dell'equipaggio che quasi certamente dovranno affrontare mesi e mesi di sofferenze e attesa". Con queste parole Adriano Bon, portavoce della Savina Caylyn, nave italiana sequestrata otto mesi fa da dei pirati somali e non ancora rilasciata, commenta a LaPresse la notizia dell'attacco subito oggi da un'altra nave italiana del gruppo D'Alesio.

"Noi siamo ancora in attesa - spiega Bon -. Sembra che governo e compagnia stiano riuscendo a stringere i tempi, ma è possibile che sia necessario aspettare ancora di un mese o forse anche di più. L'attesa può essere ancora lunga. Si parte in genere da accordi verbali, che possono richiedere anche 15 giorni. In seguito si devono avviare le complicate pratiche per liberare di fatto la nave", con tutti i problemi tecnici del caso. "Bisogna rimuoverla dal luogo nel quale è ferma da mesi", aggiunge il portavoce.

Circa lo stato di salute dei membri dell'equipaggio della Savina Caylyn, Bon dice: "Non sappiano assolutamente nulla e questo in genere è considerato un fatto positivo". Bon si interroga poi sul motivo per il quale per la liberazione ci sia un tempo in genere standard, corrispondente a circa 8 mesi: "Perchè tutto questo tempo? Perchè non accorciare le trattative? Anche per le famiglie è una angoscia".

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