Salvini rivuole i dazi doganali. Calenda "Posizione stravagante"
Il leader della Lega vorrebbe reintrodurli per difendere i prodotti italiani. Il ministro: "Guarda che è materia europea"

Scoppia la guerra dei dazi in campagna elettorale. Il primo a partire è Matteo Salvini che, questa mattina, parlando alla radio su Rtl, se ne esce con la seguente posizione: "I dazi? Io dico che noi abbiamo il dovere di difendere alcune nostre produzioni, dal tessile ai giocattoli fino al cibo". Gli risponde, a stretto giro il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda (nella foto): "Sento proposte davvero stravaganti in questa campagna elettorale. La più stravagante arriva da Salvini che propone di mettere i dazi se diventerà presidente del Consiglio. Dopo aver passato 3 anni in commissione Commercio dell'Ue dovrebbe sapere che i dazi non li mette lui ma l'Ue". Nella discussione interviene il governatore lombardo Roberto Maroni: "Confermo, è un tema europeo, non italiano", ma "se non ci difendiamo" con i dazi "i nostri imprenditori non saranno mai competitivi".

Dal punto di vista tecnico, i dazi sono vere e proprie tasse all'importazioni che gravano sui prodotti (o semilavorati)  che arrivano dall'estero. L'idea di Salvini è quella di "proteggere" attraverso i dazi le produzioni di qualità italiane che vengono minacciate dall'importazione di prodotti corrispondenti dall'estero a basso prezzo. Ma è anche vero quello che gli risponde Calenda: i dazi non possono essere più stabiliti a livello nazionale. Inoltre, dice Calenda "l'Italia ha un problema diverso rispetto agli Stati Uniti, che hanno 500 miliardi deficit; noi invece abbiamo 50 miliardi di surplus e conviene che i mercati siano ben aperti in maniera da poter esportare le nostre merci e il made in Italy".  Quindi, i dazi possono agire anche in maniera negativa perché possono danneggiare le merci in uscita dal nostro Paese.

 "Altra cosa - ha aggiunto ancora Calenda - è la battaglia sull'anti dumping che noi abbiamo condotto strenuamente in Europa, per esempio riuscendo a non far riconoscere lo status di economia di mercato ai cinesi, o la nuova normativa sulla golden power (la possibilità di un governo di intervenire in una questione commerciale complessa tra privati per salvaguardare un interesse nazionale strategico. Il governo italiano l'ha utilizzata nella vicenda Telecom; ndr). Questo è un modo pragmatico di combattere quelli che sono i comportamenti scorretti e riequilibrare la globalizzazione".

Il "dumping" è una tecnica commerciale di abbattimento dei prezzi per entrare o consolidarsi su un mercato. Imprenditori di Paesi come la Cina, possono praticare il "dumping" perché il loro governo li sostiene e permette loro di reggere sul mercato con prezzi assolutamente competitivi che gli imprenditori cinesi possono mantenere grazie ai sussidi statali ormai vietati in Europa. Altra questione può anche riguardare il lavoro minorile, sregolato o sottopagato che permette agli imprenditori del Far East di immettere sul mercato europeo semilvaorati o prodotti finiti a prezzi assolutamente competitivi rispetto a quelli che possono essere praticati da imprenditori che devono rispettare le regole europee sul lavoro. Sono questi i temi, dice Calenda, sui quali si dovrebbe battere e si batte un governo serio.

 

 

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