Salvini quasi ministro degli Esteri: va a Mosca e litiga con Macron

E spesso prende il posto anche del titolare del Mef Tria (almeno mediaticamente)

Incassata una manovra economica con molti provvedimenti chiesti a gran voce, il vicepremier Matteo Salvini dilaga e quasi diventa ministro degli Esteri. Negli ultimi giorni, saputi degli sconfinamenti della Gendarmerie francese, il leader leghista ha tuonato più volte contro l'Eliseo, da sempre suo bersaglio prediletto. Stavolta ha preteso toni più duri da tutto il governo. In un comunicato ha letteralmente "invitato", o più prosaicamente intimato, al collega degli Esteri Moavero Milanesi di contattare l'ambasciatore francese e chiedere lumi sui migranti trasportati dalla Francia fino al bosco nei pressi di Claviere, in territorio italiano. La Farnesina ha provveduto.

Quindi il vicepremier, di fronte alla risposta francese che parla di un "incidente" su cui verrà fatta luce tramite un'indagine interna, non ha mollato la presa: "Dopo il furgone della gendarmeria avvistato a Claviere stanno emergendo altri episodi inquietanti - ha dichiarato -. Non ci interessano le giustificazioni, peraltro ridicole, né le indagini interne avviate dai francesi. Parigi deve comunicarci immediatamente le identità degli immigrati lasciati nei boschi. Nomi, cognomi, nazionalità, date di nascita".

Quindi, una frecciata verso  Bruxelles, dove si discute proprio del dossier migratorio giovedì e venerdì. "Ci sorprende la timidezza dell'Europa e degli organismi internazionali, solitamente solerti a bacchettare l'Italia", ha attaccato il ministro dell'Interno, per poi fare "gli auguri di buon lavoro" al suo nuovo collega francese, Christophe Castaner, "con l'auspicio che possa controllare i suoi uomini meglio di quanto abbiano fatto i suoi predecessori", come il dimissionario Gérard Collomb.

Salvini insomma, con uno stile sempre roboante, prende il posto (almeno ) tanto del ministro dell'Economia Giovanni Tria quanto del titolare della Farnesina, che sono figure più tecniche e bucano lo schermo molto meno del leader leghista. Il quale, mercoledì, sarà a Mosca assieme ad imprenditori russi e italiani. E così anticiperà il premier Giuseppe Conte, che farà lo stesso viaggio sette giorni dopo, il 24 ottobre, per incontrare Vladimir Putin. In Russia, il leader del Carroccio è certamente di casa. Stavolta punterà sul Made in Italy, sempre apprezzato a quelle latitudini. E parallelamente, dirà che è necessario allentare le sanzioni contro Mosca, considerate come causa di un minor interscambio con l'Italia.

Presso il Lotte Hotel, sul Boulevard Novinskiy, il vicepremier discuterà di 'Sfide e prospettive delle relazioni economiche, industriali e commerciali'. L'evento, organizzato da Confindustria Russia, ha come partner nomi più o meno conosciuti: Alitalia, Eni , Società Italiana Acetilene e Derivati (Siad),  l'impresa di soluzioni ingegneristiche Siirtec Nigi, Biesse Group, che si occupa di legno e metallo, aziende russe come DrillFlot. Salvini parlerà attorno alle 15.30 ora italiana. In platea ci saranno più di 800 imprenditori medio-piccoli, italiani e russi.

Dal Viminale si sottolinea che il ministro non ha altri impegni in programma, e che andrà a Mosca con un volo di linea. La precisazione serve forse per prevenire polemiche come quelle nate quando Salvini andò in Russia per la finale dei Mondiali dello scorso 15 luglio. In quell'occasione, il vicepremier incontrò  i rappresentanti del Consiglio di Sicurezza locale Yuri Averyanov e Aleksandr Venediktov. Insomma, la visita mischiava attività istituzionali e sportive, e i critici domandarono se era stato usato un aereo di Stato. Salvini precisò che il viaggio era stato organizzato dalla Fifa.

Recentemente, in una intervista a un sito di notizie russo con base in Crimea, Salvini ha definito "legittimo" il referendum del 2014 che ha spinto Mosca verso l'annessione della penisola appartenente all'Ucraina. Questa sua posizione così netta non piace a Washington. "Ci saranno sempre delle divergenze, e qui la divergenza è grande", ha detto qualche giorno fa Kurt Volker, inviato speciale degli Stati Uniti per l'Ucraina, incontrando la stampa a Roma. Per Volker, "non puoi avere un voto vero, libero, sotto occupazione: quel referendum non è in alcun modo legittimo".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata