Salvini prepara la piazza-spartiacque per la sua leadership. Avviso anche a M5S

Come si comporteranno i 5 Stelle da lunedì in avanti se Salvini porterà 'l'ondata' in piazza? Perché sarà difficile, anzi impossibile, per Di Maio e la sua squadra far finta di nulla

Con me o contro di me. Matteo Salvini prepara la manifestazione di domenica prossima a Roma, che sarà lo spartiacque ufficiale della sua leadership: da quel momento in avanti il segretario della Lega avrà chiaro su quali e quante truppe di alleati potrà contare e chi sono i 'nemici' da sconfiggere. Il vicepremier chiama a raccolta 'chi è disposto a seguirlo' alla fine dei primi sei mesi nelle stanze dei bottoni, la cosiddetta 'luna di miele' con l'elettorato, e nel bel mezzo della sessione di bilancio e di un negoziato con la Commissione Ue per evitare una procedura di infrazione sulla manovra, che sarebbe sanguinosa per l'Italia. Un avviso che vale anche, e soprattutto, per "gli amici del Movimento 5 Stelle", come ama definire pubblicamente i 'soci' di governo ogni volta gli viene rivolta una domanda sullo stato di salute dei rapporti interni alla maggioranza.

Salvini non ha già scelto i pentastellati come partner del futuro, questa è una scelta che lascia al libero arbitrio di Luigi Di Maio e soci. Ma da domenica la sua forza sarà più chiara e riconoscibile, anche e soprattutto al M5S, appunto. Le differenze tra le due anime dell'esecutivo di Giuseppe Conte è sotto gli occhi di tutti, ma in politica - in particolar modo quella moderna - non sempre la diversità è un disvalore. Lo è ancora di meno quando uno dei due soggetti rivendica di continuo la totale estraneità a qualsiasi ideologia novecentesca. In poche parole, dire "non siamo né di destra, né di sinistra" apre le porte a mille interpretazioni e fa gola a tanti progetti, compreso quello del sovranismo.

. Sarà improbabile che il ministro dell'Interno non faccia pesare un eventuale exploit nelle decisioni di maggioranza e governo. In questo possibile cul de sac, peraltro, ci si saranno cacciati i Cinquestelle con le loro stesse mani. Del resto, lo hanno voluto loro l'accordo con la Lega. Quasi a tutti i costi.

Non solo. Nel M5S non dimentichiamo che convivono anime totalmente differenti tra di loro, frutto della somma fatta oltre 10 anni fa da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio tra i vari movimenti civici (No Tav, comitati per l'acqua pubblica, gruppi ecologisti e pacifisti, giusto per rendere l'idea) e quel mondo della Rete che viveva di rabbia ma in maniera frammentata. I no-Euro del web potrebbero sentirsi attratti dal richiamo sovranista di Salvini, ma il popolo dei banchetti per le sorgenti libere - quelli come Roberto Fico, per intenderci - cosa c'entrano? E contro i 'nemici' dichiarati del segretario del Carroccio (oltre a quelli già noti, come gli euroburocrati, Roberto Saviano e i buonisti in generale, l'elenco si è recentemente allargato a Emmanuel Macron, il "bevitore" Jean-Claude Juncker, il "nulla assoluto" Pierre Moscovici e una parte di magistrati: il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, e quello di Torino, Armando Spataro), come reagirebbe la base a un eventuale posizionamento pentastellato?

Tutto questo avviene, poi, in un momento di flessione generale del Movimento, che continua a calare nei sondaggi (pur restando comunque alto nei numeri), con un capo politico impegnato a fare il 'ghostbuster' per scacciare i fantasmi del passato familiare, un premier (Giuseppe Conte) con indici di gradimento più alti di chi lo ha indicato e voluto a Palazzo Chigi e una nuova leadership che scalda i muscoli (Alessandro Di Battista) facendo leva su temi e toni molto simili a quelli dell'alleato-incubo Salvini. Comunque vada, in definitiva, da domenica in poi nulla potrà essere più come prima in casa giallo-verde.

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