Salvini indagato attacca i giudici: "Io eletto, loro no". Legnini: "E' lesivo"
Il ministro apre l'atto in diretta Facebook e appende il documento nel suo ufficio: "Un'altra medaglia". Condanna di Bonafede e Di Maio

Avviso di garanzia consegnato al mittente. La notifica dell'iscrizione al registro degli indagati per l'affaire della nave Diciotti arriva al tribunale dei ministri di Palermo e a Matteo Salvini per mano dei carabinieri. E il ministro dell'Interno condivide l'apertura della busta in diretta Facebook dal suo studio al Viminale. "Sono indagato", annuncia Salvini liberando l'avviso di garanzia dal plico giallo e "credo che saranno almeno 15 anni come pena massima di galera, a cui bisogna aggiungere le aggravanti". L'avvio delle indagini nei confronti del ministro si fonda sul reato, spiega Salvini, "di sequestro di persona aggravato dal fatto che io sia un pubblico ufficiale, dal fatto che ci fossero dei minori a bordo e dal fatto che si sia protratto per diversi giorni".

Sulla notifica infatti il procuratore di Palermo cita l'articolo 81 e 605 comma 1 e 2 e numero 2 e 3 del codice penale per le "vicende relative alla privazione della libertà personale in giudizio di numerosi migranti - si legge nell'avviso di garanzia - trattenuti sul pattugliatore della Guardia Costiera italiana 'U.Diciotti'". Il vicepremier non si scompone e in modo sarcastico risponde: "Grazie ai magistrati, grazie al procuratore di Genova, grazie a tutti: mi date solo più forza". Per Salvini infatti l'avviso di garanzia è "una medaglietta, ora vado avanti". "Qui c'è la certificazione che un organo dello Stato - continua - indaga un altro organo dello Stato, con la piccolissima differenza che questo organo dello Stato, pieno di difetti e di limiti, per carità, è stato eletto, altri non sono eletti da nessuno".

Chi non apprezza le parole del titolare del Viminale è proprio il guadasigilli Anfonso Bonafede: "Il ministro può ritenere che un magistrato sbagli, ma rievocare toghe di destra e di sinistra è fuori dal tempo". "Chi sta scrivendo il cambiamento - attacca - non può pensare di far ritornare l'Italia nella Seconda Repubblica". Sulla stessa linea anche il vicepremier M5S, Luigi Di Maio: "Di certo non si può dare sostegno alle accuse ai magistrati", perché "quando si divide la magistratura tra destra e sinistra si riporta il paese alla repubblica berlusconiana".

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