Salvini: "Dieci vaccini inutili e pericolosi". La ministra Grillo: "Sono fondamentali". E per la prima volta vince Di Maio: "Tutelare bimbi"
Il ministro dell'Interno: "Non sono 'no-vax ma alcuni sono fondamentali, altri dannosi". Burioni: "Bugia pericolosa"

Sull'obbligatorietà dei vaccini si consuma il primo, vero scontro pubblico tra Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle. I toni non sono da 'ok corral', ma nemmeno da semplice 'incomprensione tra amici'. L'argomento è delicato, tocca la sensibilità di tutti gli italiani e l'invasione di campo del ministro dell'Interno in un terreno minato come quello della salute, fortemente voluto dai pentastellati nella trattativa per la formazione del governo, stavolta fa irritare. Definire i confini delle rispettive azioni politiche, nelle intenzioni di Di Maio e i suoi, serviva proprio ad evitare di offrire sponde facili all'alleato, mediaticamente scafato e con una struttura organizzativa decisamente più forte della loro alle spalle. In meno di un mese di lavoro fianco a fianco, però, i Cinquestelle hanno compreso (a proprie spese) che il segretario leghista quel confine non riesce assolutamente a rispettarlo. Ma un conto è parlare di migranti, politiche europee di gestione dei flussi e ricollocamenti o di rom, storico 'core business' di via Bellerio; altra cosa è, invece, affondare colpi su argomenti come quello dei vaccini.

Dire urbi et orbi che "10 vaccini obbligatori sono inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi", come ha fatto Salvini, è al limite della 'appropriazione indebita' di cavalli di battaglia. Tanto che a replicare duramente è stata la ministra competente, Giulia Grillo, di solito mite e conciliante nei toni. Questa volta però la mosca al naso le è saltata, così ha preso penna e calamaio e ha scritto su carta intestata: "Voglio ribadire che i vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria". Primo colpo. "E che in discussione a livello politico sono solo le modalità migliori attraverso le quali proporli alla popolazione", secondo colpo. La traduzione è: il ministro dell'Interno si occupi di sicurezza, perché è vero che "l'obbligatorietà è un argomento politico", ma "le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica". Anzi, a lui.

Il leader del Carroccio si è improvvisamente trovato solo. Anche Di Maio gli ha voltato la faccia, dichiarando che nelle intenzioni del Movimento c'è la volontà di "rivedere il decreto Lorenzin", assicurando comunque "la tutela vaccinale ai nostri bambini". Nemmeno gli amici di Forza Italia gli hanno offerto sponde e un porto sicuro dove ripararsi dalla tempesta: le due capogruppo, Anna Maria Bernini al Senato e Mariastella Gelmini alla Camera, quasi all'unisono gli hanno puntato il dito contro: "Non si scherza con la salute dei bambini".

Come se non bastasse, dal Pd gli è piovuta addosso la scure di Martina, Anzaldi, Boschi, Fiano. E di Renzi, anche se solo indirettamente, attraverso i social. L'ex premier ha assistito (e parteggiato) davanti allo schermo del suo smartphone al match combattuto a colpi di tweet tra l'immunologo Roberto Burioni e l'inquilino del Viminale, definendolo "scontro tra scienza e fanatismo".

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