Ruby, difesa Berlusconi: Premier non intervenne più dopo sera fermo

Milano, 12 dic. (LaPresse) - Silvio Berlusconi si interessò della sorte di Ruby, fermata dalla polizia per furto nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 e trattenuta in Questura a Milano, perché riteneva fosse "una parente di Mubarak". Questa la tesi che il difensore dell'ex premier, l'avvocato Niccolò Ghedini, ha tenuto a sottolineare nel corso del controesame del vicequestore aggiunto Marco Ciacci, responsabile delle indagini che hanno portato all'iscrizione del Cavaliere nel registro degli indagati per concussione e prostituzione minorile.

Secondo quanto Ciacci ha detto l'avvocato Ghedini, Ruby fu fermata dalla polizia anche il 5, il 13 e il 27 giugno dello scorso anno e portata in comunità a Milano e nella comunità di Sant'Ilario a Genova. In queste tre occasioni, tuttavia, una volta chiarito che Ruby non apparteneva alla famiglia dell'ex presidente egiziano, "la Presidenza del Consiglio non è intervenuta", ha spiegato Ciacci. Poco dopo però, il vicequestore aggiunto, su richiesta del pm Antonio Sangermano, ha precisato che nei confronti di Ruby "a partire dal 5 giugno 2010 si registra un interesse da parte di Lele Mora e della figlia".

La minore, secondo l'accusa, dopo la notte in via Fatebenefratelli non era più seguita direttamente da Berlusconi e dal consigliere regionale Pdl Nicole Minetti, perché ad occuparsi di lei erano l'agente dei vip e la figlia.

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