Ruby, a giudizio Minetti, Fede e Mora

Milano, 3 ott. (LaPresse) - Doppia udienza sul caso Ruby oggi in tribunale a Milano. Al settimo piano del palazzo di giustizia, il gup Maria Grazia Domanico ha deciso di rinviare a giudizio Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora. L'udienza è stata fissata per il 21 novembre prossimo davanti alla quinta sezione penale. Il collegio presieduto dal giudice Anna Maria Gatto dovrà valutare il ruolo dei tre imputati nell'organizzazione dei presunti festini a luci rosse ad Arcore. Nicole Minetti, vestita con una giacca nera e jeans scuri, era l'unica presente in aula. "Sono a pezzi, questa notte non ho dormito tanto per l'agitazione", ha detto il consigliere regionale in una pausa dell'udienza a cui ha voluto prendere parte per "farsi vedere" dal gup Domanico. Secondo il suo legale, l'avvocato Pier Maria Corso, per organizzare le feste Silvio Berlusconi non aveva bisogno del suo aiuto, perché di reclutare le ragazze si occupava Gianpaolo Tarantini. Spiegazioni che non sono servite ad evitarle il rinvio a giudizio per induzione e favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile.



Stessa sorte processuale toccherà anche a Emilio Fede e Lele Mora, ricoverato all'ospedale San Paolo da giovedì scorso. Oggi al settimo piano del palazzo di giustizia si sono presentate anche tre delle giovani ospiti alle feste del premier: le due 'miss' piemontesi Ambra Battilana e Chiara Danese, costituitesi parte civile, e la modella marocchina Imane Fadil. Quest'ultima è una delle 32 ragazze maggiorenni ascoltate dai pm di Milano. Fadil si è presentata spontaneamente in procura il 9 agosto scorso e ha fornito ai pm ulteriori dettagli sullo svolgimento del 'bunga bunga'. La modella 27enne ai cronisti ha spiegato di essere in tribunale perché si è sentita "parte offesa" e "per guardare in faccia chi mi ha dato della bugiarda". Il direttore del Tg4 Emilio Fede, contro il quale la ragazza ha sporto querela, aveva infatti sostenuto che la sua ricostruzione delle "cene eleganti" a casa del premier fosse falsa.



Nell'udienza preliminare sul caso Ruby, la difesa di Emilio Fede aveva anche chiesto la trascrizione integrale delle telefonate intercettate nel corso dell'inchiesta, incluse quelle che riguardano Silvio Berlusconi e altri parlamentari. I pm si erano opposti per tutelare le prerogative dei parlamentari coinvolti. Una posizione condivisa anche dal gup Domanico, che ha respinto la richiesta. Il gup Domanico non ha accolto nemmeno l'istanza relativa alla competenza territoriale del tribunale di Messina al posto di quello di Milano e dell'incompletezza del fascicolo, mosse dalle difese.



Nel frattempo, la quarta sezione penale ha respinto l'istanza degli avvocati del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini di sospendere il filone del processo Ruby che riguarda Silvio Berlusconi in attesa che la Consulta il 7 febbraio prossimo si pronunci riguardo al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Montecitorio. Ci sono volute ben 5 ore di camera di consiglio perchè il collegio presieduto da Giulia Turri bocciasse come "irrilevante" e "manifestamente infondata" anche la questione di legittimità costituzionale sollevata in subordine alla richiesta di sospensione dalla difesa del premier. La questione era volta ad ottenere l'obbligatorietà dello stop al procedimento anche quando a sollevare un conflitto tra poteri dello Stato non fosse stato il giudice del dibattimento.



Secondo i giudici tuttavia il "tribunale è soggetto soltanto alla legge e non può valutare criteri di opportunità". Per il collegio presieduto da Giulia Turri, inoltre "la norma non prevede alcun obbligo di sospendere" anche perchè "va rispettato il principio della ragionevole durata del processo". E "non ci sono le condizioni per decidere neanche a livello facoltativo". Una decisione che per Niccolò Ghedini rappresenta "uno schiaffo alla Consulta". Per il legale attendere cinque mesi la decisione della Corte Costituzionale non avrebbe rallentato eccessivamente il processo che si prescrive nel 2025.



Ghedini legge anche nella scelta dei giudici milanese "un accanimento processuale su Silvio Berlusconi" che si evidenzia con il gran numero di udienze, tutte molto ravvicinate tra loro, dei cinque processi che riguardano il premier. "Sarebbe stato più logico - osserva Ghedini - sospendere il processo sul caso Ruby e dar spazio, ad esempio, al caso Mills che si prescrive il 12 gennaio del prossimo anno anche se per me è già prescritto. O al processo sui diritti tv che si prescrive nel 2014, ma evidentemente la scelta è quella di fare tutti i processi in contemporanea e in fretta" senza "lasciare un po' di spazio alla difesa e al diretto interessato".



La prossima udienza del caso Ruby è stata fissata per sabato 22 ottobre quando le parti si confronteranno con gli "11 faldoni" di atti, intercettazioni, incartamenti bancari e alti documenti raccolti dalla procura, a cui la difesa risponde con "un solo" faldone per dimostrare "l'inconsistenza dei fatti contestati e anche l'incompetenza funzionale di questo tribunale a giudicare" il premier, spiega Ghedini, da cui emerge "che non vi è stata nessuna sottrazione della minore (Ruby) all'autorità giudiziaria e non c'era nessuna necessità di occultare delle serate" nelle quali "non sono stati compiuti atti sessuali".

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