Roma, da Di Maio mezzo passo indietro su Raggi: caos nel M5S
Roma, da Di Maio mezzo passo indietro su Raggi: caos nel M5S

Intanto Carlo Calenda non scioglie la riserva

Si infiamma ‘ l'affaire’ del candidato sindaco di Roma nella (quasi) alleanza Pd-M5S. Dopo mesi dalla discesa in campo di Virginia Raggi - autorizzata dal voto online di Rousseau - Luigi Di Maio spariglia: "Non mi fossilizzerei sui nomi come Raggi e Sala, perché questi sono sindaci uscenti. Per me la Raggi ha lavorato bene, dovremmo affrontare il tema insieme in tutte le città senza scaricare nessuno, penso semplicemente che abbiamo bisogno di sindaci che spendano bene i soldi del Recovery Fund". Il ragionamento del titolare della Farnesina è cristallino: "Dobbiamo fare delle alleanze programmatiche in quelle città che andranno al voto per dare ai cittadini l'opportunità di essere governati con delle giunte in sintonia col governo nazionale, questo richiederà un tavolo il prima possibile".

E scoppia il putiferio, benché Di Maio non abbia mai detto che Raggi non rientra nell'identikit da lui disegnato e tantomeno che non sarà il nome su cui i pentastellati intenderanno aprire un confronto con il Pd. Tuttavia le parole dell'ex capo politico 5Stelle sembrano scaricare l'avvocato romano che oggi siede sullo scranno più alto in Campidoglio.

La prima ad alzare le barricate, non a caso, a difesa del sindaco uscente è Barbara Lezzi, vicina ad Alessandro Di Battista: "Virginia Raggi merita il rispetto di tutti perchè ha lavorato con determinazione e coraggio di fronte al malaffare e ha dovuto gestire un'offensiva mediatica senza precedenti. Non si tratta di fossilizzarsi ma si tratta, appunto, di coerenza. Perché io guardo al M5S prima di tutto e il M5S deve guardare ai cittadini per prima cosa". Il malcontento tra chi vorrebbe Raggi come spartiacque in una ipotetica alleanza con il Nazzareno proprio a Roma, costringe lo staff di Di Maio a precisare: "Il ministro Di Maio è stato molto chiaro: per portare avanti un tavolo sulle amministrative del 2021 bisogna parlare di tutte le città, non di un singolo comune o di un singolo nome. Il ministro Di Maio ha sostenuto e sostiene la sindaca Raggi, troviamo invece becera la strumentalizzazione che si sta facendo delle sue parole, molto chiare e nitide". Tutto chiaro? Assolutamente no. Anche perché in Campidoglio - secondo i rumors - è folta la fronda di consiglieri che non sono affatto convinti del bis della sindaca e che vorrebbero - come ha detto appunto Di Maio - aprire un tavolo programmatico prima di scegliere la figura che dovrà rappresentarlo.

Nel Partito democratico si preferisce non commentare, anche se la linea è sempre lanstessa, quella dettata dal segretario, Nicola Zingaretti: è il territorio a scegliere i candidati. Il 14 ottobre si riunirà il tavolo del Pd romano (aperto a tutti, Calenda e Italia viva compresi, fanno notare). In quella sede sarà deciso il profilo del candidato, il programma e sarà anche discussa la fattibilità - in base all'aumento dei contagi da Coronavirus - di fare o meno le primarie. Quello che trapela da fonti dem romane è che sicuramente "i candidati non si scelgono via twitter e soprattutto i nomi non li avanza chi non è sul territorio". Il riferimento è a Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, che questa mattina ha servito un cinguettio a sostegno del leader di Azione: "Viste le condizioni in cui la città è ridotta, la prima qualità richiesta ad un candidato sindaco di Roma dovrebbe essere la capacità di gestire situazioni molto complesse. Su questa base, la disponibilità di Carlo Calenda andrebbe accolta dal Pd come un'insperata buona notizia". Il post è stato poi retweettato dallo stesso Calenda con un confidenziale "grazie Giorgio". L'ex ministro poi, sempre sui social, è tornato a chiarire la sua posizione: "Non pensavo di candidarmi. E ancora non ho deciso. Avrei appoggiato un candidato forte. Ho fatto dei nomi. Ma possiamo scappare tutti dalla più difficile sfida amministrativa che c'è in Italia, mentre sosteniamo che l'Italia può ripartire solo attraverso la buona amministrazione?". Per poi mandare un messaggio in bottiglia al Nazareno: "Se c'è una cosa che una mia eventuale candidatura comporterebbe è evitate la saldatura PD-Raggi".

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