Riforme, stop per Barani e D'Anna: risposta timida per le opposizioni

di Donatella Di Nitto

Roma, 5 ott. (LaPresse) - Cartellino rosso per il capogruppo e portavoce di Ala, Lucio Barani e Vincenzo D'Anna. Aver mimato nell'aula del Senato un rapporto orale, indirizzandolo alla senatrice M5S, Barbara Lezzi, è costato ai verdiniani una sospensione "con effetto immediato" dai lavori dell'assemblea di 5 giorni. Gli episodi accaduti in aula venerdì 2 ottobre sono di "tale gravità da offendere persone e senatori e minare la credibilità delle istituzioni" ha sottolineato il presidente Grasso riferendo le decisioni del consiglio, pertanto, ha assicurato la seconda carica dello Stato "da questo momento nessuna deroga al principio di correttezza verrà tollerato in Aula".

Un giorno di sospensione anche per Alberto Airola (M5S), per aver aggredito verbalmente in aula la senatrice Pd, Angelica Saggese, censurati invece Gianluca Castaldi (M5S) e il gruppo della Lega Nord per quanto avvenuto nella seduta dell'aula del Senato di giovedì 1 ottobre. Su questi ultimi il consiglio tornerà a riunirsi per approfondire altro materiale video. Sul tavolo lo sventolio di banconote che la Lega Nord ha rivolto ai banchi di Ala.

La decisione dell'ufficio di presidenza, presa dopo quattro ore di riunione, non è stata però accolta con soddisfazione dalle opposizioni. La capogruppo dei Conservatori e riformisti, Cinzia Bonfrisco, ha definito "timida" la proposta del presidente Grasso, mentre il questore del Movimento 5 Stelle, ha protestato non partecipando al voto. "Il presidente del Senato voleva l'unanimità - ha spiegato Laura Bitonci - ma dare 5 giorni per un atto grave non ha senso". Secondo quanto riferito durante la riunione il Partito democratico avrebbe poi chiesto alla presidenza di posticipare l'inizio della sanzione a dopo il voto finale sul 13 ottobre, voce totalmente smentita dallo stesso ufficio stampa Dem in una nota.

Il gruppo di Verdini affida invece a un comunicato il commento sull'esito della riunione e sulle sanzioni. "Le conclusioni del Consiglio di presidenza del Senato sui fatti avvenuti in Aula il 1 ottobre parlano di "volgarità di alcuni gesti e di alcune espressioni al di fuori di ogni regola di civiltà che hanno offeso istituzioni, donne e uomini dentro e fuori il Senato - scrive il gruppo di Ala - Non si fa riferimento a quei gesti sessisti denunciati da alcune senatrici e finiti sui media come verità inconfutabile, segno che dai filmati non vi e' alcuna prova certa che questi siano stati effettivamente posti in essere". Insomma il gruppo difende Barani e D'Anna, con una "insufficienza di prove".

Resta il fatto che per cinque giorni la maggioranza dovrà fare a meno di due voti, quelli dei verdiniani, che fino ad oggi non hanno fatto mancare il proprio appoggio al ddl Boschi. Barani e D'Anna ci saranno però per il voto finale, fissato per il 13 ottobre prossimo. Intanto è ripreso nel tardo pomeriggio l'esame del disegno di legge sulle riforme costituzionali con l'articolo 6, sul regolamento delle due Camere. Inalterato l'ostruzionismo delle opposizioni che oggi per mano di Roberto Calderoli hanno attuato una nuova strategia detta del 'gambero'. Il senatore leghista ha infatti ritirato gli emendamenti per trasformarli in ordini del giorno, per evitare così il 'canguro'. Stop del presidente Grasso che citando il regolamento ha spiegato: "È il presidente che può acconsentire alla trasformazione in odg" oppure "al ritiro degli emendamenti", fermando così 'gambero' leghista.

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