Riforme, slitta a domani voto articolo 2. Pd compatto

Di Elisabetta Graziani

Roma, 1 ott. (LaPresse) - Altra giornata all'insegna delle discussioni sulle "procedure e non sui temi" - per usare le parole del senatore Pd Vannino Chiti - della riforma costitizionale del Senato. Neppure oggi si è votato il tanto discusso articolo 2 che stabilisce la modalità di elezione dei senatori, il voto è rinviato a domani dopo i pareri sulle proposte di modifica a partire dalle 9,30 in aula.

Dopo la sospensione dalle 14 alle 19 per l'elezione - andata a vuoto - dei giudici della Corte costituzionale - il presidente del Senato Pietro Grasso ha integrato le valutazioni comunicate ieri, dichiarando inammissibili per mancata chiarezza della portata normativa, salvo riformulazione, ulteriori emendamenti all'articolo 2, che prevedono l'elezione diretta dei senatori con un riferimento ai rappresentanti delle minoranze linguistiche. Ha inoltre comunicato gli emendamenti sui quali è parzialmente ammesso, in base al criterio della prevalenza, il voto segreto.

OPPOSIZIONI INSORGONO. Le opposizioni hanno criticato la decisione di Grasso, secondo loro in contraddizione con le deliberazioni assunte un anno fa in prima lettura, e volta a evitare voti segreti, temuti dalla maggioranza. Il senatore Zeller (Aut) ha invitato le opposizioni a non utilizzare strumentalmente la tutela delle minoranze linguistiche. Il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani ha osservato che, non essendo stato seguito il percorso del confronto politico, indicato dalla presidente della commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro, si è imboccata la strada di un'interpretazione regolamentare discutibile, capace di creare precedenti pericolosi.

VOTO SEGRETO SU UN EMENDAMENTO E ACCOLTA UNA RIFORMULAZIONE. A fronte della richiesta del senatore Romani di votare almeno un emendamento con voto segreto per verificare la solidità della maggioranza, il presidente Grasso ha chiarito che l'emendamento 2.204/1 sarà sottoposto a voto segreto. Il senatore Candiani (Lega), dopo aver rilevato che l'accordo interno al Pd non garantisce l'elezione diretta dei senatori, ha riformulato l'emendamento 2.991. Per stemperare la tensione in aula, Grasso ha anticipato che la riformulazione consente la votazione dell'emendamento.

L'ARRINGA DI CHITI ALLE OPPOSIZIONI. Una difesa a tutto spiano delle istituzioni, nella persona del presidente Grasso, quella che il senatore della minoranza dem Vannino Chiti (Pd) ha pronunciato a fine seduta, interrotto più volte dalle opposizioni e applaudito a lungo alla fine da tutto il suo partito. Chiti si è rivolto all'opposizione parlando da esponente della maggioranza di governo. Per il senatore, il voto segreto non può essere utilizzato come strumento per testare la tenuta della maggioranza e le opposizioni hanno sbagliato a non indicare un numero limitato di emendamenti su cui concentrare la discussione di merito, scegliendo la strada dello scontro sulle procedure. Chiti ha difeso, infine, la mediazione raggiunta con l'emendamento di maggioranza 2.204 che, seppure attraverso una formulazione tortuosa, conseguenza dell'inemendabilità degli altri capoversi dell'articolo 2, afferma che i senatori sono eletti dai cittadini.

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