Riforme, la maggioranza regge: 160 i sì all'articolo 2, ecco cosa prevede

Roma, 3 ott. (LaPresse) - Regge l'intesa all'interno del Pd e nella maggioranza: con 160 'sì' l'aula di palazzo Madama approva l'articolo 2, ritenuto il cuore della riforma costituzionale voluta dal ministro Maria Elena Boschi. Via libera quindi al Senato delle autonomie. E al leader della minoranza dem Roberto Speranza che ammonisce il premier Matteo Renzi di non "amoreggiare" con Denis Verdini se vuole un Pd unito, risponde il vicesegretario Lorenzo Guerini che, ringraziando i senatori, ribatte "chi vuol dividere anche oggi finge di non capire". L'aula torna a riunirsi lunedì alle 15 dopo l'ufficio di presidenza in cui verrà discusso il 'caso Lucio Barani' (il senatore verdiniano accusato di aver rivolto atti osceni venerdì in aula contro le colleghe del M5S).

COSA STABILISCE L'ARTICOLO 2 - L'articolo 2, definito dalla presidente della commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro "il secondo pilone del nuovo Senato", stabilisce che sarà "composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica". I futuri senatori saranno formalmente eletti dai Consigli regionali che dovranno sceglierli "tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori", decisione che però dovrà essere presa "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge", come ha stabilito l'emendamento a prima firma Finocchiaro, passato con 169 voti a favore fra i quali quelli degli 'irriducibili' della minoranza dem Walter Tocci e Corradino Mineo. La legge a cui ci si riferisce è quella elettorale che verrà definita in un secondo momento.

EMENDAMENTO FINOCCHIARO - Il cosiddetto "emendamento della mediazione" è il numero 2.204 e ha visto convergere tutta la maggioranza di governo con le firme di Renato Schifani (Ap), Karl Zeller (Autonomie), Luigi Zanda (Pd), oltre alla minoranza Pd che l'ha sottoscritto nella persona di Erica D'Adda. La modifica, a prima firma Anna Finocchiaro, riguarda l'articolo 2 del disegno di legge Boschi e introduce dopo le parole "degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti" le seguenti: "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi". L'emendamento è passato con 169 'sì', mentre i 'no' sono stati 93 e 3 gli astenuti (che al Senato valgono come voti contrari). Con l'emendamento Finocchiaro vince la mediazione interna alla maggioranza. Saranno infatti i cittadini a scegliere i futuri senatori al momento delle elezioni regionali e i consigli regionali non potranno prescindere dalle indicazioni degli elettori, svolgendo quindi di fatto una ratifica delle loro decisioni.

L'ARTICOLO 1 - Giovedì è stato approvato con 172 voti a favore, 108 contrari e 3 astenuti l'articolo 1 della riforma in cui si stabilisce che solo la Camera manterrà il rapporto di fiducia con il governo e dove vengono indicate le nuove funzioni del Senato che rappresenterà le istituzioni territoriali. L'approvazione dell'articolo 1 è stata travagliata in quanto segnata dalla polemica sull'emendamento a firma del senatore Pd Roberto Cociancich che di fatto ha 'cangurato', ovvero eliminato, molti emendamenti che avrebbero rallentato l'iter della riforma.

EMENDAMENTO COCIANCICH - Questo il fulcro della novità introdotta con il dibattuto emendamento Cociancich: "Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all'esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all'esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l'Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi e delle politiche dell'Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l'attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l'impatto delle politiche dell'Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l'attuazione delle leggi dello Stato".

ELEZIONE GIUDICI CONSULTA - Torna al Senato anche la funzione di eleggere due giudici della Consulta, che era stata tolta nel testo uscito dalla Camera, lo stabilisce un altro emendamento a firma Finocchiaro. "La Corte Costituzionale - recita il testo dell'emendamento - è composta da 15 giudici, dei quali un terzo nominati dal presidente della Repubblica, un terzo dalle supreme magistrature, ordinaria ed amministrativa, tre dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica".

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