Riforma costituzionale, la Lega rinuncia all'emendamento sul quorum (per ora). M5S esulta

La scelta "per lasciare le istituzioni libere di decidere". Ma adesso comincia la trattativa

Un quorum ha rischiato di inasprire i rapporti tra Lega e Movimento 5 Stelle. Invece, dopo giorni di polemiche, nessuno dei 270 emendamenti presentati in commissione Affari costituzionali alla Camera, sulla riforma costituzionale targata M5S, porta l'effige di Alberto da Giussano. Un segnale di distensione che può fare molto bene alla maggioranza, in questo preciso momento storico, dopo i botta e risposta al vetriolo su migranti, decreto Sicurezza, legittima difesa e, appunto, l'eliminazione della soglia minima per decretare la validità dei referendum propositivi, vecchio cavallo di battaglia di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, sposato anche dai nuovi vertici.

Il fatto che nessun deputato del Carroccio abbia presentato emendamenti in questa fase del dibattito, però, non significa che Matteo Salvini e i suoi abbiano mandato giù i diktat pentastellati. Anzi, dalle parti di via Bellerio questa calma è conseguenza diretta dell'inizio di una trattativa con gli alleati di governo. "Sulla possibilità che il quorum del referendum propositivo venga fissato al 33% c'è pieno accordo tra Lega e 5 Stelle, deciderà il Parlamento", spiega infatti il ministro dell'Interno. "Abbiamo ritirato gli emendamenti per lasciare le istituzioni libere di decidere e sono convinto che lo faanno in maniera saggia", aggiunge. Forse con un messaggio nascosto tra le righe.

Nel gruppo Cinquestelle c'è chi esulta, però, per l'unità ritrovata. Come il presidente della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia. "È un segno di compattezza di questa maggioranza, del resto non contenevano quorum né il testo base già votato un mese fa in commissione dal Carroccio, né la proposta di legge M5S-Lega". Il 'veterano' dei gialli esorta a non fare gli "errori di chi ha già fallito in passato senza cambiare nulla e ci ha lasciato in eredità mille parlamentari e strumenti troppo deboli per far sentire la voce dei cittadini".

Critiche le opposizioni. Soprattutto quelle di centrodestra. "Basterebbe una riforma dei regolamenti parlamentari per risolvere il problema della democrazia diretta", sintetizza Francesco Paolo Sisto, di Forza Italia. "La riforma dell'articolo 71 della Costituzione è un attacco frontale alla democrazia rappresentativa. Vedremo quale sarà la posizione finale della maggioranza sul quorum per il referendum propositivo, ma in ogni caso l'intervento resterà una 'tragedia' costituzionale, sia pure un po' meno tragica". Mentre per Renato Schifani il "M5S vuole esautorare Parlamento" e Giorgia Meloni bolla come "propagandistiche" queste proposte di modifica alla Carta. Più sottile la posizione del Pd che dietro la mancata presentazione degli emendamenti da parte della Lega, intravede la possibilità del ritorno della "manina" che cambia i testi. La battaglia, insomma, è solo all'inizio.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata