Rifiuti, Governo vuole dire addio agli inceneritori e guarda al 'modello Treviso'

I principi cardine sono: la formazione dei cittadini e la sensibilizzazione per produrre meno immondizia, gli investimenti sugli impianti, la differenziata spinta e soprattutto niente discariche

Nonostante la costante emergenza, la Campania ricicla il 50% dei rifiuti, Napoli il 38%, mentre per l'Europa bisognerebbe raggiungere il 65%. La produzione dei rifiuti supera i 2,5 milioni di tonnellate all'anno, un dato costante dal 2014. Ma i problemi maggiori riguardano, come si è visto in questi giorni di caldo dibattito politico.

In Campania c'è un solo termovalorizzatore, che è quello di Acerra. Le tre linee indipendenti di cui si compone l'impianto smaltiscono ciascuna circa 27 tonnellate di rifiuti l'ora. A pieno regime la struttura arriva a trasformare in energia quantitativi di rifiuti pari a 1950 tonnellate al giorno, per un totale di 600mila tonnellate l'anno. Il processo di termovalorizzazione consente di utilizzare il vapore prodotto durante la combustione dei rifiuti urbani non pericolosi per la creazione di energia elettrica e/o termica. Ogni linea è dotata di una sezione che consente la depurazione dei fumi prima dell'emissione in atmosfera, senza generare sostanze dannose per l'ambiente e per l'uomo.

Ma il governo non guarda allo smaltimento, bensì al riciclo. A gran voce il Movimento Cinque Stelle invoca il 'modello Treviso'. I principi cardine sono: la formazione dei cittadini e la sensibilizzazione per produrre meno rifiuti, gli investimenti sugli impianti, la differenziata spinta e soprattutto niente discariche. Il modello è stato indicato come esempio da seguire in tutta Italia, grazie ai risultati raggiunti: nei Comuni della provincia si raccoglie nei cassonetti della differenziata in media l'82% dei rifiuti, con picchi del 90%. Una media esemplare. Secondo alcuni dati di Contarina, una delle due società che si occupano della raccolta rifiuti, i suoi utenti trevigiani nel 2016 hanno prodotto 386 kg di rifiuti pro capite, contro i 497 della media italiana e i 477 della media europea. Non solo: c'è stato anche un risparmio per i cittadini: le tariffe sono state in media di 185,6 euro all'anno contro i 304,8 euro della media italiana. 

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