Riace, Majorino difende Lucano: "Sindaci abbandonati da una politica ipocrita"

L'intervista all'assessore alle Politiche sociali di Milano, che difende il sindaco della città calabrese

"Criminalizzare Riace è sbagliato e ipocrita. Andrebbero apprezzati gli sforzi del sindaco Lucano per provare a dare risposte, mentre da anni non c'è un progetto nazionale sull'accoglienza e le buone pratiche delle città sono state a malapena tollerate". Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali di Milano e regista dei progetti di accoglienza nel capoluogo lombardo, si schiera con il sindaco di Riace, Domenico Lucano, e denuncia che la politica ha voltato le spalle alle amministrazioni locali impegnate per l'integrazione dei migranti. "A Milano sono transitate 128mila persone negli ultimi anni", sottolinea l'assessore dem, "ci siamo dovuti inventare un meccanismo complicatissimo per mettere al lavoro gli ospiti dei centri di accoglienza, anche solo per mandare le squadre nei parchi a raccogliere le foglie. Abbiamo fatto i salti mortali, costruito eccezioni per quella che dovrebbe essere una regola. Riace è un piccolo comune, con risorse non comparabili alle nostre. Vedremo come andrà, ma è un'esperienza che non va demonizzata".


Oggi finisce nel mirino il sindaco di Riace, fino a ieri gli amministratori che accoglievano erano elogiati. Cosa è cambiato?
Diciamolo, noi siamo un paese di ipocriti: si condanna il sindaco di Riace che ha aggirato le procedure, ma non si dice che ci è utile che queste persone lavorino. Se fossimo onesti con noi stessi diremmo che non è affatto un male inserire i migranti, ma la politica non ha il coraggio di farlo.


Resta un problema concreto da affrontare: come inserire i migranti in tempi brevi restando nel solco della legalità?
La nostra priorità è evitare che questi ragazzi diventino nuovi poveri, che finiscano in strada da irregolari a vivere di furti o elemosina, o a lavorare nel mercato nero. Questo però è sempre più difficile. Matteo Salvini non ha fatto altro che peggiorare la situazione, a partire dal cosiddetto decreto sicurezza, che in realtà penalizza i progetti di qualità.


In che senso?
Faccio un esempio. A Milano abbiamo chiesto di portare da 422 a 1000 i posti nello Sprar, ciò significa spostare 578 persone dai centri di accoglienza e metterli nel sistema di protezione per richiedenti asilo, dove sarebbero più seguiti. Ma non capiamo più se, ai sensi del decreto Salvini, questo sia possibile. Solo a Milano 800-900 ragazzi potrebbero finire in strada perché non entreranno nel sistema Sprar. Di cosa vivranno? Queste sono le questioni concrete.


E le soluzioni quali sono?
Oggi il problema non sono gli sbarchi, ma l'integrazione. Il fatto che non ci sia un piano nazionale fa sì che le città si muovano in ordine sparso. Dobbiamo puntare su Sprar e sull'accoglienza diffusa in tutto il territorio. Abbiamo 500mila irregolari che persino Salvini dice che non saranno rimpatriati. Serve il coraggio di dire che almeno una parte di queste persone va legalizzata e inserita in percorsi di accoglienza.


In passato sono stati commessi errori?
Io credo che chi ha governato in questi anni abbia fatto un disastro. Prima la destra, poi il centrosinistra, non hanno messo in campo un vero sistema di gestione dell'accoglienza. Salvini ora non fa altro che accelerare in negativo ed esasperare i difetti del sistema nazionale.


È d'accordo con chi, come Roberto Saviano, parla di una deriva autoritaria?
Sono d'accordo nel dire che il clima che si respira è preoccupante, ma non basta dire così. Chi ha responsabilità nelle istituzioni non si può limitarsi a una presa di posizione, deve pensare a soluzioni. Certo alcune cose mi spaventano, come gli attacchi contro Beppe Fiorello: se un attore diventa un pericoloso eversore, siamo messi male.

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