Renzi vola a Beirut e visita i militari. 'Libano piccolo ma accoglie dieci volte Italia'

Roma, 22 dic. (LaPresse) - "Il Libano ha 4 milioni di abitanti, 15 volte in meno dell'Italia. E accoglie 1,5 milioni di rifugiati siriani, dieci volte in più dell'Italia. Bastano queste cifre per dire quanto sia importante lavorare in sostegno dei nostri amici e alleati libanesi". Ha scelto di lanciare un messaggio anche all'Italia, il premier Matteo Renzi, visitando oggi il Libano. Per sottolineare che non bisogna lasciarsi andare agli allarmismi e che "chi dice 'aiutiamoli a casa loro' dovrebbe spiegare come: noi siamo partiti dalla cooperazione internazionale e dalle ottime relazioni bilaterali".

 

 

Il premier ha incontrato il capo del governo del Paese dei cedri, Tammam Salam. Ma ha anche fatto visita - in tenuta mimetica - al contingente italiano e incontrato i bimbi rifugiati di una scuola dell'Unicef, oltre a visitare il museo nazionale. Serve un impegno, è tornato a ricordare, "in campo economico e militare, certo. Ma anche educativo e culturale. Perché se non si investe sulla scuola e sul sapere si rischia di consegnare un'intera generazione all'estremismo e al fanatismo".

 

 

"Ecco perché nella breve missione in Libano accanto alle nostre truppe e alle autorità territoriali - ha spiegato - ho incontrato anche i bambini di una scuola e i restauratori di un museo, entrambi sostenuti dalla cooperazione italiana. Investire su bellezza e educazione: questo è ciò che il mondo chiede all'Italia".

 

 

Di più. Bisogna "riscoprire l'identità di ciò che siamo in alternativa al nichilismo e al fanatismo". Anche per questo l'impegno dei militari italiani è prezioso: "In Libano - ha ricordato Renzi - abbiamo il contingente più numeroso. Una presenza storica. Chi di noi non ricorda l'attestato di stima che la nazionale di calcio dell'82 volle dare a chi serviva il Paese in quegli anni proprio qui". Una missione, quella Unifil, "diretta per larga parte da italiani: dallo stesso generale Graziani, dal generale Serra e poi con altrettanta straordinaria dedizione dal generale Portolano".

 

 

Una storia di "donne e uomini che sono orgogliosi di servire il casco blu delle Nazioni Unite. Simbolo - ha concluso - di lotta alla disuguaglianza fanatismo e all'estremismo e hanno tricolore che li rappresenta in modo significativo".

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