Renzi: Voglio un Partito Democratico unito, Verdini non è il mostro di Loch Ness

Roma, 3 ott. (LaPresse) - "Voglio il Pd unito" ma "c'è ancora qualcuno che non ha elaborato il lutto della sconfitta al congresso". E sulla riforma costituzionale al Senato "da due mesi dico che i numeri ci sarebbero stati". Così il premier Matteo Renzi commenta, in un'intervista al quotidiano 'Repubblica', l'autunno di governo. "Nel momento in cui abbiamo deciso di velocizzare l'iter parlamentare, abbiamo chiuso un accordo interno - ha detto Renzi sulla riforma del Senato - Abbiamo assistito a un prolungato confronto, ma quando siamo entrati nel merito della discussione non ci sono stati problemi: per noi era importante mantenere il principio che non si toccava la doppia conforme ricominciando daccapo. Obiettivo raggiunto".

BENE OPERAZIONE QUIRINALE. Bene, dunque, il 'metodo Mattarella': "Considero il risultato dell'operazione Quirinale, tutt'altro che scontato in partenza, una delle vittorie più nette ottenute nella veste di segretario insieme al 41% delle Europee e al raggiungimento che sembrava impossibile di un'ottima legge elettorale. Io voglio il Pd unito, sempre. E lavoro per questo", ribadisce il segretario Dem. Poi, sul dibattito interno al Pd: "Io rispetto tutti ed è giusto che ci sia spazio per le idee altrui, in particolar modo sui temi costituzionali. Dovremmo invece trovare regole condivise sul voto di fiducia, ma sarà un tema che ci porremo in futuro, non adesso. Siamo quasi a metà della mia segreteria: tra breve chiunque potrà metterla in discussione e vincere il congresso. Questo è il bello del confronto".

NON AVER PAURA DI VERDINI. Sulle polemiche suscitate dall'arrivo dei voti di Verdini alla riforma: "Verdini ormai è diventato il paravento per qualsiasi paura. Tutti lo evocano anche vedendolo dove non c'è ormai è raffigurato come una sorta di mostro di Lochness nostrano e credo che questa definizione lo faccia contento e sorridente come non mai". Ma chiarisce: "Verdini e i suoi non fanno parte della maggioranza di governo. Votano le riforme non la fiducia". E sul gesto del senatore di Ala, Lucio Barani, in aula: "Ogni gesto volgare, in modo particolare verso le donne, va censurato senza se e senza ma".

"Se penso all'Europa - dice ancora Renzi - le dico che certo che esiste una enorme questione legata alla sinistra. Paradossalmente proprio mentre viene contestato in patria il Pd costituisce un modello in Europa e nel mondo della sinistra. E il Pd italiano accoglie le migliori tradizioni del riformismo nostrano. Se poi domanda a me, è naturale che io senta molto più forte il messaggio e la leadership di Giorgio Napolitano rispetto a quella di Pietro Ingrao, per il quale pure tutti noi nutrivamo sentimenti di grande stima e rispetto. Detto questo, il Pd oggi è in mano a una generazione di nativi democratici". Sull'ipotesi di cambiare l'Italicum: " Mi sembra assurdo e fuori tempo aprire un dibattito quattro mesi dopo l'approvazione e due anni e mezzo prima delle elezioni". Mentre per quanto riguarda la polemica sulla Rai: "Non ho mai messo il naso, mai, nelle vicende interne della Rai, dalle nomine alla programmazione. Perché noi siamo persone serie e vogliamo bene al servizio pubblico. Non è un bottino di guerra; ma una gigantesca occasione culturale".

ITALIA RIPARTE. "L'Italia è ripartita - continua poi Renzi - Ma non lo dico io, lo dicono i numeri dell'Istat, del Fmi, dell'Inps. Tutto questo è frutto delle riforme. Ce lo stanno riconoscendo i principali operatori del mondo economico e finanziario globale - Oggi mi permetto di dire che la vera questione è creare un clima di fiducia nel Paese. Solo questo può portare i risparmiatori italiani, che sono molto oculati e prudenti e non a caso sono i risparmiatori più forti del mondo, a mettere di nuovo in circolo i soldi". Promette qualche misura, "ma non posso indicare i dettagli: abbiamo una sensibilità particolare verso i bambini che soffrono l'indigenza. Che sono tanti e non solo al Sud". Niente tagli sulla Sanità: "Nel 2013 sulla sanità c'erano 106 miliardi. L'anno dopo sono diventati 109, poi 110, il prossimo anno 111. Sulla sanità l'aumento di fondi è costante. Stiamo aumentando i fondi, non li stiamo tagliando".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata