Renzi: Il governo non proporrà una nuova legge sulle intercettazioni
Sferzata ai magistrati: Devono farsi sentire attraverso le sentenze

"Abbiamo sempre avuto un buon rapporto con l'Egitto, però, parliamoci chiaro qui c'è un giovane italiano che è stato torturato ed ucciso. Per rispetto alla sua famiglia e al nostro Paese abbiamo il diritto e il dovere di conoscere la verità". Il premier Matteo Renzi, intervistato al Tg5, torna a parlare della morte di Giulio Regeni e ribadisce con forza: "Non potremmo fermarci se non davanti alla verità, quella vera, non quella accomodata". Ma l'intervista è soprattutto l'occasione di sferzare le toghe, dopo i botta e risposta a distanza in seguito all'inchiesta di Potenza sul petrolio.

NON RIMETTEREMO MANO A RIFORMA INTERCETTAZIONI. "Il governo - ha chiarito Renzi - non ha intenzione di rimettere mano alla riforma delle intercettazioni. Ci sono molti magistrati che sono molto seri nell'usarle. Certo che le intercettazioni servono. Servono per scoprire i colpevoli, ma tutti gli affari di famiglia e i pettegolezzi sarebbe meglio non vederli sui giornali. Molti magistrati non passano queste informazioni. Spero che ci sia buon senso e responsabilità da parte di tutti".

MAGISTRATI DEVONO FARSI SENTIRE CON SENTENZE. "C'è bisogno di dire con chiarezza una cosa semplice: chi è onesto non deve avere paura dei magistrati ma a differenza del passato, quando i politici cercavano il legittimo impedimento, ora c'è un governo che dice prego lavorate... Un magistrato deve farsi sentire attraverso le sentenze. Noi speriamo che i magistrati arrivino a sentenza. Se c'è qualcuno che ruba voglio saperlo", afferma poi Renzi.

EMOZIONATO PER PERCORSO RIFORME. "Quello che mi emoziona e quasi mi commuove - spiega il premier - è che siamo alla fine del percorso della riforma costituzionale, ci abbiamo messo sei letture, due anni, dopo che tutti gli altri non ci erano riusciti in trenta anni. Credo che questa riforma sia un gigantesco passo avanti per l'Italia. Spero che le opposizioni votino, poi se hanno i numeri vinceranno loro, ma cercare di non far votare il Parlamento è quanto di più antidemocratico ci sia".

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