Renzi: "Governo con M5s è presa in giro". Di Maio: "Ci abbiamo provato, la pagheranno"
L'ex segretario dem: "Non voteremo fiducia". E il leader pentastellato chiude dopo l'appello sui punti in comune

Un'intesa tra dem e 5Stelle? "Sarebbe una presa in giro verso gli italiani, e noi non dobbiamo prendere in giro gli italiani". Matteo Renzi, ospite domenica sera di 'Che tempo che fa', è chiaro: ci si può sedere al tavolo con Luigi Di Maio (anzi, lo si dovrebbe fare "in streaming", è la sfida), ma non ci sarà un governo dem-grillino. La disponibilità dell'ex segretario, invece, è ben diversa se si trattasse di riscrivere le regole del gioco, andando verso quel modello francese con ballottaggio che è tanto caro all'ex premier.

Premesso che per Renzi è impensabile un'intesa M5S-Pd, se nemmeno l'altro "forno", quello M5S-Lega, dovesse dare risultati, allora "ci vuole qualcuno che prenda il coraggio di dire che il sistema non funziona", perché dal 4 dicembre 2016 "questo Paese è bloccato": in quella data, fatale per l'ex segretario Pd, non sono state introdotte la riforma costituzionale e la legge elettorale che avrebbero portato ad un ballottaggio. Lo stesso Renzi vede per i suoi avversari "un contrappasso dantesco, perché anche Salvini e Di Maio avrebbero avuto tutto l'interesse a fare un ballottaggio".

"Io temo per il gioco democratico - prosegue l'ex premier, ospite di Fabio Fazio - perché il punto è che noi andiamo dai cittadini a chiedere il voto e poi non succede niente, e questo non va bene". Renzi, che ha sempre a modello la sua 'epoca d'oro' da primo cittadino di Firenze, sostiene che "c'è solo un livello istituzionale dove i cittadini si sentono coinvolti, ed è quello dei sindaci, dove c'è il ballottaggio: se il sindaco non fa le cose bene, grazie anche ad una più piccola realtà territoriale, gli si può chiedere conto delle sue azioni".

Nella mattinata di domenica, con una lettera pubblicata sul Corriere, Di Maio aveva lanciato un appello al Pd, individuando "i principali punti in comune tra il nostro programma e il loro". La richiesta è questa: "Realizziamoli per il bene superiore degli italiani", ha scritto il leader pentastellato, professandosi "fiducioso perché sulla carta - la carta dei programmi - ci sono tanti punti di convergenza che vanno nella direzione di soddisfare le esigenze dei cittadini", che è "nostro unico interesse".

Entrando nel merito, il leader M5S affronta i nodi dell'immigrazione (dove c'è si può superare il sistema di Dublino con una "comune volontà di aumentare le risorse per cyber security e nuovi agenti nelle forze dell'ordine"); del reddito di cittadinanza (necessario perché i fondi del Reddito di inclusione voluto dal Pd "non sono sufficienti"); del lavoro (dove "si può partire dal salario minimo orario, obiettivo condiviso anche dal Pd") e soprattutto la reintroduzione dell'articolo 18.

Quella firmata da Di Maio viene però liquidata come "una letterina di Natale" dal presidente del Pd, Matteo Orfini. E Renzi, usando parole simili, sfida i 5Stelle ad un confronto in streaming, come il Movimento chiedeva cinque anni fa: in questo modo, per l'ex segretario dem, si potrebbe "capire se hanno cambiato idea sui vaccini, sul reddito di cittadinanza, sull'Ilva".

Poco dopo l'intervento televisivo di Renzi, il leader pentastellato ha scritto su Facebook che "il Pd non riesce a liberarsi di Renzi, nonostante l'abbia trascinato al suo minimo storico. Altro che discussione interna al Pd: abbiamo avuto la prova che decide ancora tutto Renzi col suo ego smisurato". "Noi ce l'abbiamo messa tutta per fare un Governo nell'interesse degli italiani - ha scritto ancora Di Maio -. Il Pd ha detto no ai temi per i cittadini e la pagheranno".

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