Regionali, prova di forza tra Bindi, gli 'impresentabili' e il Pd

Di Elisabetta Graziani

Roma, 29 mag. (LaPresse) - A Roma tre soggetti hanno occupato oggi il palcoscenico della politica. Rosy Bindi che ha incarnato perfettamente il ruolo di presidente della commissione Antimafia, spiegando in quasi un'ora di conferenza stampa le ragioni della lista degli 'impresentabili'. Poi la maggioranza del Pd che per bocca di Ernesto Carbone, Matteo Orfini, Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini - per citare solo i maggiori - ha attaccato direttamente la collega di partito Bindi, accusandola nell'ordine di: avere "violato la Costituzione", avere "piegato la commissione Antimafia a vendette interne di corrente" e di avere ripristinato i processi di piazza.

E in serata, da Ancona, anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha preso la parola. "Mi fa molto male - ha detto dal palco su cui è salito per sostenere la candidatura a governatore delle Marche di Luca Ceriscioli - che si utilizzi l'antimafia per una questione tutta interna, per regolare dei conti nel Partito democratico. L'antimafia è un valore per tutti, non può essere usata in maniera strumentale. L'antimafia è quel luogo in cui tutti si devono riconoscere".

Infine, terzo soggetto, i 17 'impresentabili', diventati 16 dopo che in tarda serata Biagio Iacolare (Udc per De Luca) è stato espunto dalla lista con una nota ufficiale della commissione Antimafia perché la Cassazione ha sentenziato che "il fatto non costituisce reato" . Meno uno quindi per il centrosinistra che così passa a 4 'impresentabili' - di cui uno però è il candidato presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca - contro i 12 del centrodestra (tre in Puglia e tutti gli altri campani).

Gli 'impresentabili', tutti tranne il campano Antonio Scalzone di Popolari per l'Italia, hanno rifiutato di ritirarsi dalla corsa elettorale poi hanno attaccato la Bindi fino alla denuncia per diffamazione annunciata dallo stesso De Luca. Un dramma in più atti in cui la parola finale l'avranno la giustizia - "Bindi e De Luca se la vedranno in tribunale", ha riassunto Renzi da Ancona - e i cittadini che domenica andranno a votare.

E' a loro che ha fatto riferimento la presidente Bindi quando ha spiegato le ragioni della lista. "E' un dovere della commissione Antimafia informare i cittadini", ha detto in uno dei passaggi in conferenza stampa. La presidente ha ribattuto punto per punto alle polemiche di questi giorni, a cominciare da quelle sulla scelta di pubblicare i nomi a 48 ore dalle elezioni del 31 maggio e poco prima del silenzio elettorale. "L'accusa di ingerenza in campagna elettorale - ha precisato - è in contraddizione con il fatto che comunichiamo la lista di nomi proprio all'ultimo giorno. Questo dimostra che non intendiamo entrare nella campagna elettorale, non ci interessa proprio". "Spiace - ha aggiunto - che nessuno si sia scandalizzato delle calunnie e delle illazioni emerse in questi giorni".

Questo l'unico accenno di critica, per il resto Bindi non ha voluto alimentare le polemiche, arrivando a sostenere che "le liste del Pd non riscontrano nessuna inadempienza rispetto al codice, tranne il caso di De Luca" e che 16 impresentabili su circa 4mila nominativi provano come "la contaminazione della classe politica di questo Paese non è endemica".

Basso profilo che, però, non è stato apprezzato dal suo stesso partito, che le si è rivoltato contro, arrivando al paradosso di vedere i leader dell'opposizione come Nichi Vendola difendere la deputata democratica ("E' un mondo capovolto, ora lo scandalo è Bindi", ha twittato il leader di Sel).

Gongola invece Forza Italia che con il capogruppo al Senato, Paolo Romani, sentenzia: "È disarmante lo scontro in atto all'interno del Pd sull'iniziativa della Commissione Antimafia ed è stupefacente sentir parlare autorevoli esponenti del partito di Renzi di 'processi in piazza': è evidente che il giustizialismo applicato ai propri compagni di partito, o di corrente nel caso del Pd, non piace quanto quello applicato ai propri avversari politici. Non si può essere garantisti per convenienza, il fuoco di fila scatenato contro la Commissione Antimafia non permette di chiarire fino in fondo i motivi per cui si sia deciso di pubblicare questa lista di proscrizione ad un giorno dalle elezioni amministrative. Ricordiamo, solo per amor di Patria e molto sommessamente, il silenzio assordante che accompagnò episodi non riguardanti un esponente del Pd".

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