Regionali, Buttaroni (Tecnè): Vince riformismo del Nord, stile Bonaccini-Sala
Regionali, Buttaroni (Tecnè): Vince riformismo del Nord, stile Bonaccini-Sala

Il commento ai risultati delle elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna, con uno sguardo particolare ai ruoli delle forze in campo

Carlo Buttaroni, presidente dell'istituto di ricerca Tecnè, commenta con LaPresse i risultati delle elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna, con uno sguardo particolare ai ruoli delle forze in campo: dalla Lega di Salvini alle sardine e al Pd, passando per Forza Italia, Fdi e Movimento 5 Stelle.

DOMANDA Queste Regionali confermano un solo dato, che i sondaggi hanno di nuovo sbagliato. Significa che il clima è cambiato, gli italiani ora si vergognano a dire che votano Pd?

RISPOSTA Non è questo il motivo. Nessuno di noi si aspettava questo risultato perché i dati che avevamo prima di domenica registravano il clima nazionale, invece domenica quando gli elettori hanno percorso l'ultimo miglio verso il seggio si sono resi conto che si votava per la regione. Quello che ha fatto la differenza in Emilia Romagna è che il  nome di Salvini non stava sulla scheda. Non è un demerito di Borgonzoni che anzi è cresciuta, ma c'è stato proprio un disallineamento tra la comunicazione al momento del voto e prima del voto.

D. Ha ragione Giorgia Meloni a dire, in vista delle prossime Regionali, che tutto è contendibile?

R. Sì, non ci sono più roccaforti. E' cambiato lo scenario, succede quando non c'è più il voto di appartenenza : le persone scelgono all'ultimo.

D. Alla fine le Sardine hanno 'rubato' al Pd o gli hanno portato voti?

R. Hanno portato molti giovani a votare Bonaccini, hanno orientato anche gli ex elettori del M5s a votare per Bonaccini e per il Pd.

D. Quanto peseranno alle prossime elezioni?

R. Non sono un partito, non si sa se e come parteciperanno alle prossime elezioni. Muovono un sentimento e portano gente in piazza. Portano a votare persone che non sarebbero andate a votare: possono smuovere, anche molto. Per esempio in Emilia Romagna c'è stata una percentuale alta di persone che sarebbe di nuovo andata a votare, ma non sapeva per chi. C'è questo elettorato di frontiera sensibile alle sardine, è un elettorato di frontiera che appartiene al centrosinistra, ma anche a quella fascia indefinita presente nei Cinquestelle.

D. Sono le sardine l'antidoto al problema di rappresentanza politica legato all'astensionismo?

R. Sì, rappresentano un elemento di riflessione: esserci in prima persona, non soltanto scegliere qual è il leader di turno.

D. Quale insegnamento devono trarre le forze politiche da queste elezioni?

R. Tornare a calarsi tra la gente. Non a caso Salvini e le sardine, entrambi vincenti, sono stati i principali antagonisti l'uno dell'altro. Ma se Salvini batte il territorio palmo a palmo, non altrettanto si può dire della Lega che non è ancora in grado di farlo. Le elezioni in Emilia Romagna ha dimostrato proprio questo, che la Lega è ancora il partito del leader mentre le sardine rappresentano un modello nuovo, per così dire il modello 'Greta Thunberg' dove conta la partecipazione di tanti e non di uno solo.

D. Il Pd ha raggiunto la soglia di sopravvivenza del 31% rappresentata dal risultato in Emilia Romagna delle scorse europee?

R. Direi che l'ha ampiamente superata. In gran parte per merito di Bonaccini che ha vinto dal punto di vista istituzionale una sfida difficile. Dal punto di vista politico è più complicata, il risultato si presta a essere letto a favore da parte di diverse anime del Pd: tra i tanti leader se ne aggiunge un altro che è Bonaccini. Quindi per il Pd questa elezione, pur rappresentando un successo, pone più problemi di quanti ne risolva. Il male endemico del Pd è quello di essere un campo più che un partito: un partito impone una bandiera chiara e un vessillo da alzare. Quando invece ci sono molti leader che si equivalgono, il navigatore è confuso.

D. In una dimensione di fantapolitica, Bonaccini si presta a diventare lo sfidante di Zingaretti o a raccoglierne il testimone?

R. Nel Pd si confrontano varie anime: riformista, di sinistra, movimentista. In questo momento Bonaccini insieme a Sala sono le figure emergenti del riformismo del Nord, ma rappresentano solo una parte. Nessuna di queste figure è in grado di essere prevalente sulle altre, nessuna è vincente per ora. Il Pd deve evolversi verso la forma partito che definisce una linea programmatica attraverso il congresso, come il Pci o il Psi, dove contava la capacità di una leadership uscita dal congresso di indicare una direzione. Oppure deve decidere di essere come la Dc, cioè un cocktail politico dove le dosi delle componenti e le leadership potevano cambiare, ma l'importante era l'equilibrio. Il Pd non ha ancora scelto cosa essere: Pci o Dc? Così non va da nessuna parte.

D. Vede la leadership di Renzi rafforzata o diminuita dal risultato elettorale? Italia Viva ha davvero una prateria davanti come dice lui?

R. Dal voto è impossibile stabilire quale sia il peso di Italia Viva. A livello nazionale tutti registriamo una percentuale di Iv fra il 3,5 e il 4,5 per cento. Che ci sia una prateria dipende: è vero che c'è un elettorato moderato che soffre un deficit di rappresentanza politica, ma al momento questo deficit non è colmato. Vi aspirano in molti: Renzi, Forza Italia (che ha percentuali superiori a Iv), Calenda. Ci sono molte offerte, è un campo molto grande, Renzi si deve misurare con questo. Siamo all'alba di un giorno nuovo: lo scenario politico è destinato a cambiare molto nei prossimi mesi.

D. Cioè?

R. Da qui alla primavera il Governo si misurerà con gli effetti economici della manovra e con l'evoluzione del Pd e del M5s. Le Regionali accelerano questi cambiamenti. Primo, dimostrano che nel momento in cui il confronto è a due l'elettorato non sceglie la terza via rappresentata dai Cinquestelle. Secondo, nel centrodestra c'è la leadership di Salvini che non viene intaccata dalle Regionali - il risultato della Lega è molto buono -. Terzo, si affaccia una nuova competizione tra Meloni e Fdi da un lato e la Lega dall'altro in un campo affine. Bisognerà inoltre vedere come tutto questo inciderà sulla scelta dei candidati presidenti alle Regionali di primavera.

D. Prevede un terremoto nel governo?

R. No, il risultato mette in sicurezza il governo, a meno che non imploda il M5s. Diciamo che è un terremoto di assestamento. Non prevedo ripercussioni nella maggioranza, Zingaretti non cavalcherà le difficoltà del M5S. Ci potranno piuttosto essere fibrillazioni sotto il profilo economico: l'industria è in sofferenza. Se i risultati dei primi trimestri sono negativi, ci possono essere effetti negativi importanti: aumento della pressione dell'opinione pubblica sul governo, tensioni nella maggioranza.

D. Ha ragione Renzi, il risultato delle Regionali segna la vittoria dell'elettorato moderato?

R. Sì, ha ragione. Però bisogna fare attenzione. E' tornato a votare l'elettore riformista moderato incarnato da Bonaccini che rappresenta per eccellenza l'elettore emiliano romagnolo. E' diverso dal riformismo meridionale, è legato alla borghesia e ha carattere europeo, mentre quello del mezzogiorno è più legato al sindacalismo.

D. Esiste un 'modello Emilia Romagna' per il centrosinistra?

R. L'Italia è un insieme di piccole realtà, è difficile che ci sia un modello prevalente. Il Pd dev'essere capace di dialogare con le realtà civiche per dare loro un modello economico e il modello Bonaccini lo interpreta bene. Il problema del Pd non è il nome, ma l'offerta politica: deve pronunciarsi su temi cruciali come il Jobs Act.

D. La Calabria va a Forza Italia e l'Emilia Romagna al Pd. Esistono due Italie?

R. Sì, esistono due Italie. Ma la differenza vera, la fa la struttura economica, non quella politica.

D. Due immagini coronano questa tornata elettorale: Gasparri che fa il trenino come in pieni anni '90 e le sardine con il bagno in mare. Possiamo parlare di ritorno al passato in Calabria e di un assaggio di futuro per l'Emilia Romagna?

R. No, in Calabria ha contato soprattutto il desiderio di cambiare rispetto al Governo precedente. Il  mezzogiorno ha bisogno di risposte immediate e radicali. Tutte le forze politiche si rendono conto che il Sud è una polveriera dal punto di vista economico. Tutti si candidano e hanno la legittimità di farlo, ma dal punto di vista del contenuto danno tutti risposte insufficienti.

 

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